Rigassificatore off-shore: un’altra bocciatura di Clini

Fuori due. Dopo aver sospeso per sei mesi l’efficacia della Valutazione d’impatto ambientale (Via) sul rigassificatore di Zaule, negli ultimi spiccioli del suo mandato il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha stoppato anche il rigassificatore off shore previsto nel golfo di Trieste il cui progetto era stato ripreso dalla tedesca E.On. Un decreto dello stesso Clini, reso noto nel giorno della Liberazione, stabilisce infatti che non è possibile rilasciare la Via sull’impianto (una piattaforma lunga 273 metri e larga 109) che sarebbe dovuto sorgere una manciata di km. al largo di Fossalon. Una retromarcia sorprendente se si pensa che il ministero aveva già valutato favorevolmente la Via nell’ottobre 2010 subordinandola comunque a una prescrizione: il nulla osta nell’ambito della Valutazione ambientale strategica (Vas) transfrontaliera, una decisione che coinvolge anche Slovenia e Croazia che però non si sono mai pronunciate ufficialmente. Ed è soprattutto qui che infatti sta il problema. «Allo stato degli atti - ha spiegato Clini - non è rilasciabile la Valutazione d’impatto ambientale in quanto mancano i dati sulle conseguenze dell’istituzione della fascia di sicurezza attorno all’impianto». Quest’area infatti potrebbe estendersi anche alla Slovenia «e potrebbe condizionare in modo rilevante il traffico marittimo nel porto di Trieste e nel golfo», In altre parole, osserva Clini, «non sono disponibili i dati relativi all’estensione della zona di sicurezza attorno al rigassificatore, come la cosiddetta safe zone, la separation zone e il corridoio di sicurezza, anche in relazione con le direttive dell’Imo, International maritime organization». A tal proposito Clini cita l’esempio di un altro rigassificatore, uno degli unici due che sono attualmente funzionanti in Italia, e cioé quello al largo di Porto Viro, in provincia di Rovigo, in prossimità del delta del Po, per il quale la capitaneria di porto di Chioggia ha stabilito, sulla base delle direttive Imo, prescrizioni di sicurezza che se applicate al progetto offshore di Trieste, «avrebbero impatti significativi sul traffico portuale di Trieste e sulle acque territoriali dei Paesi vicini».
Secondo il ministro Clini, l’impianto proposto dalla E.On «va visto in una chiave complessiva insieme con altri progetti simili in corso in Slovenia e in Croazia». È per questa ragione che ha scritto una lettera al ministro dell’Ambiente sloveno Dejan Zidan affinché si considerino «le problematiche ambientali dell’Alto Adriatico in un contesto unitario e allargato che tenga conto anche della necessità di approvvigionamento e di diversificazione energetica dei Paesi rivieraschi». Il sindaco Roberto Cosolini ha accolto con soddisfazione quest’ulteriore decisione del ministro italiano. «È da tempi non sospetti - ha rimarcato il sindaco - che vado dicendo in accordo anche con le altre amministrazioni provinciali che il sistema dell’energia in quest’area va affrontato nell’ambito di un tavolo trilaterale con la presenza di Italia, Slovenia e Croazia per esaminare congiuntamente le questioni dell’approvigionamento e della compatibilità ambientale, fatto salvo comunque che non si vada a intralciare lo sviluppo dei traffici portuali di Trieste».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








