Risale la curva dei contagi: è emergenza in Slovenia
BELGRADO Nessun miglioramento significativo, nessuna tregua. E altri record negativi sfiorati. Continua a rimanere complicata la situazione sul fronte coronavirus anche nella vicina Slovenia, interessata nelle ultime settimane da una recrudescenza dell’epidemia. Epidemia che ha continuato a mordere pure martedì, come confermato dai dati ufficiali sui contagi resi pubblici ieri dalle autorità di Lubiana. Nuovi infetti che sono stati ben 136 il 22 settembre – solo uno in meno del record di nuovi positivi del 17 settembre. I tamponi effettuati sono stati poco più di 2.600 e dunque, il dato più preoccupante, la percentuale di infetti sul totale dei testati rimane piuttosto alta, al 5,2%. In aumento anche i casi attivi (1.383, +4,4%) e i decessi, arrivati a 143 (+1), mentre segnali incoraggianti arrivano sul fronte delle ospedalizzazioni, scese dell’8,5%, mentre in terapia intensiva rimangono in dieci. Nuovi casi che hanno interessato anche la fascia confinaria prossima all’Italia, con positivi confermati a Pirano, Isola, ma anche a Tolmino, Nova Gorica e a Sezana, mentre la capitale Lubiana continua a essere la città più colpita, con oltre trecento casi attivi (+20).
Il virus si è accanito ancora una volta sulle case di riposo, con quattro contagiati tra ospiti di residenze protette nel Paese e dieci fra il personale medico. La situazione è seria in particolare nella regione settentrionale di Koroska, dove si starebbe osservando una «crescita esponenziale», ha affermato ieri il medico Davor Benko, citato dai media locali. Ma la diffusione dei contagi non sembra angosciare troppo la popolazione slovena, almeno per il momento. Secondo un sondaggio dell’agenzia Ninamedia, infatti, la percentuale dei «non preoccupati» dall’epidemia è salita dal 13% di marzo al 27% a settembre. Aumenta anche la parte di popolazione insofferente verso le misure restrittiva imposte dalle autorità e rafforzate nei giorni scorsi. Misure che sarebbero «appropriate» solo per il 45% della popolazione, rispetto al 70% di favorevoli registrato a marzo. A essere di fatto indifferenti al rischio virus appaiono in particolare i giovani. La loro “eroina”, forse, una ragazzina di 17 anni che si è rifiutata di usare la mascherina su un bus a Lubiana ed è stata per questo cacciata dal mezzo e fermata dalla polizia, sollevando sulla vicenda un polverone enorme sui social. «Decreti e raccomandazioni non sono la legge, non hanno il diritto di punirvi o multarvi», ha scritto la pasionaria “no-mask” sui social.
Situazione che rimane complicata anche nella vicina Croazia, dove ieri sono stati confermati altri 204 nuovi casi di trasmissione su 6.387 tamponi (3,1% di positivi) e due decessi in più. In ospedale sono ricoverati 278 pazienti, 27 quelli che hanno bisogno di un respiratore. In tutto, sono 15.340 i casi da inizio epidemia in Croazia, 257 i morti. In realtà, le cifre potrebbero essere molto più alte. È quanto ha suggerito una fonte autorevole, il numero uno dell’Istituto di salute pubblica di Zagabria, Krunoslav Capak. «Se prendiamo in considerazione i test sierologici condotti in primavera, che suggerivano che il numero delle persone entrate in contatto con il virus fosse 25-30 volte più grande di quello degli infetti», si può ragionevolmente stimare in «400mila il numero dei croati» entrati in contatto con il virus dall’inverno scorso a oggi, ha dichiarato Capak.
Numero enorme, ma lontanissimo dal 70-80% che assicurerebbe l’immunità di gregge. Situazione in Slovenia e Croazia che è comunque idilliaca rispetto a quella della Bosnia-Erzegovina, dove ieri sono stati addirittura riscontrati 344 i nuovi contagi, ben dodici i decessi. E pure del Montenegro, il Paese in Europa che sta registrando il tasso più alto di infezioni negli ultimi 14 giorni (5.195 per milione), e dove tra martedì e ieri sono stati conteggiati in tutto 586 casi e 13 decessi. Male anche Romania (1.767 casi – nuovo record negativo – e 47 morti), Ungheria (+951, otto morti) e di nuovo la Macedonia del Nord (185 contagi, cinque decessi). Si presenta invece stabile, una sorta di “isola felice” in Europa, la situazione in Serbia, dove stando ai numeri ufficiali i nuovi contagi ieri sono stati 81, con un solo decesso in più. —
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