Roma sblocca 48 milioni per le imprese del Fvg

Allentati i vincoli del patto di stabilità. Ma la cifra non basta a coprire i 60 milioni di “debiti” di Comuni e Province
Di Marco Ballico
Silvano Trieste 11/04/2013 Piazza Unita', i 5000 caschetti posati a terra
Silvano Trieste 11/04/2013 Piazza Unita', i 5000 caschetti posati a terra

TRIESTE. Per gli enti locali del Friuli Venezia Giulia i vincoli del Patto di stabilità sono un po’ più leggeri. Precisamente di 48 milioni di euro, fa sapere Debora Serracchiani il giorno dopo l’approvazione del decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze che individua gli importi dei pagamenti svincolati dal tetto di spesa che lega le mani ai sindaci, pure a quelli virtuosi. Una buona notizia che però, secondo l’Anci Fvg, rappresenta solo «un piccolo basso avanti» rispetto allo stallo dei rapporti tra pubblica amministrazione e imprese al lavoro sulle opere pubbliche.

«Per gli enti locali della regione si apre l'accesso a quasi 48 milioni di possibilità di spesa - è l’annuncio via comunicato stampa della presidente -. Una buona notizia che dà respiro alle autonomie, un risultato che abbiamo ottenuto con l'impegno congiunto della giunta, dei parlamentari Fvg, dei tecnici e del sistema degli enti locali, cui ha risposto l'attenzione del governo». Sempre secondo Serracchiani «l'atto dell'esecutivo rappresenta un primo elemento di concreta soddisfazione per la regione, che ci impegniamo a portare a compimento nel minor tempo possibile».

L'attesa del decreto era di lunga data non solo per le amministrazioni locali ma anche per le imprese che potranno beneficiare di liquidità fondamentale in tempi di crisi. Un’attesa tanto più lunga, in Friuli Venezia Giulia, dato che il governo si era inizialmente “dimenticato” delle Regioni a statuto speciale. Nella sua prima versione il decreto che prevede l’esclusione dal patto di stabilità dei pagamenti liquidi ed esigibili che fanno data fino al 31 dicembre 2012 per un totale di 5 miliardi per gli enti locali non citava infatti le autonomie “speciali”. E i Comuni Fvg, di conseguenza, non erano tra quelli chiamati a comunicare entro il termine del 30 aprile gli spazi finanziari di cui necessitano per sostenere i pagamenti di lavori già realizzati ma che, pur avendo soldi in cassa, non si riesce a saldare causa i vincoli del patto di stabilità. Una prima stima parlava di un centinaio di milioni di euro. In realtà nelle ultime settimane le richieste sono arrivate a toccare una cifra più bassa, circa 60 milioni. Il governo risponde ora “liberando” spazi di pagamento per 48 milioni. Non si tratta di risorse “vere” trasferite da Roma alla periferia, ma di possibilità di spesa extra Patto di stabilità: un via libera che consentirà ai Comuni Fvg di saldare i debiti utilizzando soldi già in cassa. In questa fase il decreto ministeriale individua per ciascun ente locale gli importi dei pagamenti da escludere dal patto di stabilità per il 90% degli spazi concessi, mentre con successivo decreto si procederà al riparto della quota residua del 10%. Al Friuli Venezia Giulia la quota assegnata è inferiore al 90% per il fatto che, più virtuosi dei colleghi del resto d’Italia, la maggior parte dei sindaci aveva già provveduto a pagare una parte dei debiti nel rispetto del Patto.

Ieri il Comitato esecutivo dell’Anci ha preso atto che qualcosa si muove. Ma non basta. «Si è aperta uno spiraglio – è il commento del presidente Mario Pezzetta –, ma le risorse sono ancora insufficienti a coprire il fabbisogno espresso dai Comuni, secondo i quali servirebbero almeno altri 90 milioni in aggiunta a quelli messi a disposizione dal provvedimento governativo, oltre a quelli stanziati a suo tempo dalla Regione». Sulla stessa linea anche il presidente dell’Ance Valerio Pontarolo: «In base alle ultime verifiche non servono 100 milioni come le prime stime indicavano, bensì 150 milioni di spazi finanziari in aggiunta ai 90 concessi in Finanziaria regionale». I costruttori invitano a fotocopiare il modello trentino: «Serve un puntuale monitoraggio regionale per verificare, a monte, che le contribuzioni concesse agli enti locali non contrastino con le loro capacità di pagamento. E va inoltre previsto contestualmente un meccanismo di solidarietà orizzontale, ovvero “scambio” di spazi finanziari fra enti locali».

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