Ronchi, un altro “no” a Città comune

Arriva da Rifondazione che in aula ha espresso voto contrario alla mozione
Di Luca Perrino
Altran Monfalcone-06.05.2011 Consiglio e Giunta-Luigi Bon-Ronchi dei Legionari-Foto di Katia Bonaventura
Altran Monfalcone-06.05.2011 Consiglio e Giunta-Luigi Bon-Ronchi dei Legionari-Foto di Katia Bonaventura

RONCHI DEI LEGIONARI. Fronte compatto, o quasi, a Ronchi dei Legionari sulla questione della città comune. La mozione presentata in aula nei giorni scorsi “incassa”, oltre a quello della maggioranza, anche il no del gruppo di Rifondazione Comunista, il cui capogruppo, Luigi Bon, più che un favore fatto al governo Fontanot, sottolinea l'urgenza di pensare ai servizi piuttosto che ad una mera unione dei Comuni. «Il nostro voto contrario – spiega Bon - vuole invece essere una proposta di rafforzamento e rilancio delle collaborazioni nei servizi pubblici comunali di “Città Mandamento” a fronte di chi chiede la fusione amministrativa che in questi tempi di ristrettezze finanziarie dei comuni rappresenta una cornice politica per giustificare ulteriori tagli e razionalizzazione dei servizi». Tale punto di vista è stato condiviso nel corso della discussione nel consiglio comunale di Ronchi dei Legionari anche da una parte dei consiglieri dei gruppi della maggioranza ed ha argomentato il prevalere del voto contrario in maniera trasversale nell’assemblea municipale sulla proposta della fusione amministrativa e della “Città Comune”. Luigi Bon, prima del voto, ha ricordato in premessa come tutte le amministrazioni comunali del mandamento bisiaco abbiano avviato a partire da quasi mezzo secolo nei servizi pubblici molteplici forme di collaborazione che sono state prese ad esempio anche da altre realtà del Friuli Venezia Giulia.

«Ogni ragionamento sulla ridefinizione degli enti locali o su proposte di accorpamenti e fusioni – continua – e pensiamo anche alla proposta che viene da più parti di soppressione della Provincia di Gorizia, non può prescindere in premessa dal fatto che tali ragionamenti nascono in primis dalla sistematica riduzione delle risorse finanziarie destinate agli enti locali operata da Stato e Regione che fa venir meno le essenziali funzioni sociali dei comuni e l’impoverirsi del tessuto democratico locale».

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