Rubarono al Famila in cella a Pordenone

Hanno rubato anche a Gorizia nel settembre scorso al supermercato “Famila” le 4 persone arrestate in flagranza di reato dai carabinieri di Pordenone. Magro il bottino, almeno nella nostra città, in quanto ammontava a 260 euro.
Sono 6 le ordinanze di custodia cautelare emesse dall’autorità giudiziaria pordenonese, oltre 70 mila euro di merce recuperata, provento di attività illecite poste in essere dal gruppo di malavitosi rumeni, dediti ai furti nei supermercati delle province di Pordenone, Trento, Treviso, Brescia e, appunto, Gorizia.
È il risultato dell’indagine “Espresso”, condotta dai carabinieri della Stazione e del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Pordenone.
I militari dell’Arma sono riusciti così a sgominare il sodalizio criminoso composto da cittadini rumeni dediti ai furti nei supermercati. Quattro stranieri arrestati, sei ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dall’Autorità Giudiziaria di Pordenone, un italiano residente nella provincia di Bergamo denunciato in stato di libertà per ricettazione e recupero di refurtiva per un valore complessivo di 70.000 euro circa.
Gli indagati, nel periodo da giugno a dicembre 2017, si sono resi responsabili di una serie di furti (principalmente confezioni di caffè e liquori/superalcolici di pregio), a danno di supermercati in 5 province del Nord Italia. Le indagini, durate circa un anno attraverso numerosi servizi di osservazione, pedinamento, controllo e monitoraggio dei sistemi di videosorveglianza nonché analisi dei tabulati telefonici, condotte sia con metodi tradizionali, sia con l’ausilio di mezzi tecnici, hanno permesso di individuare e monitorare i malviventi che, in via esclusiva, erano dediti ad attività illecite poste in essere in orario pomeridiano nei centri commerciali della grande distribuzione.
La ricerca dell’obiettivo “ideale” da colpire è stata talmente minuziosa che in un solo mese i soggetti hanno percorso circa 15 mila chilometri. La refurtiva veniva occultata, di volta in volta, all’interno di autovetture a loro non riconducibili e successivamente stoccata in un magazzino di Albano Sant’Alessandro (Bg).
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