Rubò in 14 chiese slovene, condannato a 22 mesi

Si tratta di un quarantacinquenne di Romans d’Isonzo. Il tribunale di Nova Gorica gli ha concesso la condizionale. Aveva sottratto statue, arredi e abiti talari per un valore di 11mila euro: li conservava nella sua abitazione

ROMANS. Un anno e dieci mesi di reclusione. Ma con la condizionale.

È la sentenza del tribunale di Nova Gorica ai danni di un quarantacinquenne di Romans d’Isonzo (di cui non sono state rese note le generalità) che aveva rubato ormai nel “lontano” 2009 arredi sacri, statue, immagini e abiti talari in 14 chiese del Collio sloveno e della valle dell’Isonzo.

L’uomo dovrà restituire tutto il maltolto che conservava in casa sua e assomma a un valore di 11mila euro. Ma facciamo un passo indietro e ricordiamo la vicenda. Da quanto si è appreso da fonti investigative, il quarantacinquenne (all’epoca dei fatti aveva 41 anni) era letteralmente “attratto” dagli oggetti sacri, tant’è che non tentava nemmeno di rivenderli ma li teneva nella propria abitazione per il proprio godimento. «Uomo dalle mille stranezze», lo descrivemmo allora, tanto che la polizia accertò che nel corso dell’ultimo furto (il quattordicesimo) aveva riportato degli oggetti rubati precedentemente oltre a sottrarne dei nuovi.

L’uomo era stato fermato dagli agenti sloveni il 28 agosto 2009 a Salcano, dopo il suo ultimo raid ladresco. Nell’auto, oltre a oggetti atti allo scasso, anche alcuni arredi sacri rubati poco prima nella chiesetta gotica di Auce, piccola località vicino a Canale. L’uomo era anche in possesso di un atlante sloveno sul quale aveva segnato a penna una serie di chiese, obiettivo dei suoi prossimi raid. Con la collaborazione della Squadra mobile di Gorizia era stata effettuata una perquisizione nella sua abitazione dove è stata trovata tutta la refurtiva: candelabri, croci in argento, calici, statue raffiguranti immagini sacre, abiti talari e anche paramenti sacri di cui un piviale del valore, è stato accertato più tardi, di 11mila euro.

Gli investigatori erano così potuti risalire ai colpi messi a segno dal cittadino di Romans, che preferiva chiese isolate e in particolare le cappelle dei cimiteri. Il primo furto era stato effettuato nel mese di maggio nella chiesa della Beata Vergine di Golo Brdo, sul Collio sloveno. Poi via via gli altri colpi messi a segno a Podbela, Borjana, Breginj, Lig Bela e in altre due chiesette vicino a Caporetto e a Santa Lucia.

Il ladro agiva di notte scardinando o bruciando le porte e le finestre delle chiese, dalle quali poi asportava quanto trovava. E alcuni oggetti erano di grande interesse culturale e storico per la Slovenia.

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