Salgono a cinquanta gli alloggi popolari frutto degli accordi fra Ater e Comune

Francesco Fain
Scongiurare nuove colate di cemento, salvaguardare il verde e rimettere in sesto gli edifici esistenti, inutilizzati e in pessime condizioni.
È la linea-guida dell’elaborando Piano regolatore del Comune di Gorizia ma è anche la strategia messa in atto, negli ultimi anni, dall’Ater di Gorizia per dare risposta alla sempre più pressante richiesta di alloggi popolari da parte delle famiglie bisognose, acuita dal Covid-19. L’attività più importante è quella di “riatto”, ovvero di risistemazione costante degli appartamenti inutilizzabili viste le condizioni in cui versano. Ed è su questo versante che si sviluppano quasi tutti gli interventi di edilizia residenziale portati avanti dall’ente. «Nell’ambito degli accordi-quadro - fa sapere il direttore dell’Ater, Alessandra Gargiulo - vanno inseriti altri nove alloggi popolari che verranno ristrutturati, in città, nei prossimi mesi. Si aggiungono ai quaranta che verranno consegnati ad ottobre ad altrettante famiglie bisognose». I quaranta sono frutto degli accordi siglati, nelle scorse settimane, fra l’ex Iacp e il Comune di Gorizia. Come si ricorderà, nei mesi scorsi in piena emergenza-coronavirus, il sindaco Rodolfo Ziberna chiese, nei limiti del possibile, un’accelerazione a tutti i progetti in essere, mettendo a disposizione anche gli appartamenti di proprietà comunale ma che risultano sfitti proprio perché bisognosi di una scrupolosa operazione di “riatto”. Ed è così che verranno messi a disposizione, fra un mese, 25 alloggi dell’Ater più 15 di proprietà comunale ma gestiti, attraverso una convenzione ad hoc, dalla stessa Azienda territoriale per l’edilizia residenziale. Appartamenti che sono disseminati fra via Ascoli, via Marconi e via del Santo (si tratta dei 15 “comunali”) cui si aggiungono gli alloggi di via Garzarolli, Ponte del Torrione e Ascoli.
Tutti interventi che fanno parte di quella “rete” di aiuti che sono stati messi in piedi per lenire, in qualche maniera, gli effetti del Covid-19 sulla malferma economia cittadina e isontina. «E l’obiettivo futuro - spiega il presidente di Ater, Fabio Russiani - sarà quello di dare ancora più risposte concrete a chi ha una casa non ce l’ha». Buoni propositi, dunque, burocrazia permettendo. —
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