Saliti a 10 i contagi all’Ater ma il servizio è garantito

Marco Bisiach
Sale ancora il numero dei contagiati dal coronavirus all’Ater di Gorizia. Se nei giorni scorsi era arrivata la notizia della positività di sei impiegati, ora l’ultimo aggiornamento parla di almeno otto dipendenti positivi al Covid-19. Altri due, nel frattempo, si sono “negativizzati” e attendono il tampone di conferma per potersi lasciare definitivamente alle spalle l’incubo del virus. «Siamo in contatto con loro e dalle notizie in nostro possesso i dipendenti sono tutti in buone condizioni, asintomatici o comunque senza problematiche particolarmente serie – spiega Fabio Russiani, presidente Ater di Gorizia –. Dei dieci nostri dipendenti a casa per il Covid però due sono già sulla via del recupero visto che il tampone ha dato un primo esito negativo, e questa è una notizia sicuramente positiva. La situazione, che monitoriamo continuamente, è comunque in evoluzione, visto che ci sono una serie di lavoratori isolati in via cautelativa che attendono di capire l’evoluzione delle cose o i risultati dei test». Ci potrebbero essere insomma pure altre positività, vista anche l’escalation di casi che riguarda un po’ tutti gli ambiti della società anche a Gorizia e nell’Isontino.
Intanto, l’Ater resta in grado di assicurare tutti i suoi servizi. «Al momento non siamo in difficoltà, perché l’organizzazione del lavoro ci permette di garantire pienamente il nostro ruolo sul territorio – spiega Russiani –. Abbiamo attivato lo smart working per tutte le situazioni in cui questa modalità operativa è possibile, visto che una parte rilevante del nostro lavoro riguarda progettazione e amministrazione, compiti che si possono svolgere anche da casa. Detto questo, però, non possiamo fermare del tutto la nostra attività, perché se da un lato abbiamo a cuore la salute dei nostri dipendenti e continuiamo a prestarvi la massima attenzione, dall’altro Ater ha il dovere di continuare a dare risposta e assistenza agli inquilini che abitano nei nostri stabili sparsi su tutto il territorio». Una precisazione e una sottolineatura, quelle di Russiani, che sono anche una risposta indiretta alle critiche avanzate nei giorni scorsi dai sindacati della funzione pubblica, che avevano chiesto maggiore dialogo e trasparenza con i vertici dell’azienda a proposito delle operazioni di sanificazione degli spazi comuni e degli uffici, e che avevano denunciato un utilizzo non massiccio (e soprattutto obbligatorio) proprio dello smart working, giudicato strumento fondamentale per contenere la diffusione del virus.
«In base a quanto ci risulta lo smart working si attiva solamente su richiesta del lavoratore – aveva spiegato al Piccolo Massimo Bevilacqua, segretario generale regionale della Cisl Funzione pubblica, facendosi portavoce anche delle posizioni dei colleghi Luca Manià della Fp Cgil, Michele Lampe della Uil Flp e Raffaella Peric della Fesica Confsal –, e non invece come obbligo per la metà del personale come previsto dalle regole. Il numero di contagi sul totale di 60 dipendenti è alto, non vorremo mica aspettare che si ammali tutta l’Ater?». –
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