«Sanità, paghiamo anni di tagli e di risparmi»

L’azienda “cipolla”. Usa questa espressione provocatoria la Cgil per definire l’Aas Bassa Friulana-Isontina visti i tanti (troppi) tagli al personale che determinano inefficienze e sono sullo sfondo, secondo i sindacati, anche del clamoroso, mancato arrivo di un’ambulanza a Doberdò del Lago che tante reazioni e proteste sta suscitando.
«L’Azienda sanitaria Bassa Friulana-Isontina, di spicchio in spicchio (reparto o servizio) in fatto di personale e strumentazione, ricorda sempre più una cipolla e come una cipolla più la tagli e la sezioni più ti fa piangere - attacca Luca Manià della segreteria Funzione pubblica della Cgil -. Da novembre dell’anno scorso, per la carenza di pediatri, è stato ridotto l’orario della Pediatria di Gorizia. Nel Pronto Soccorso di Monfalcone la carenza di medici ed infermieri è intollerabile, in Cardiologia a Gorizia ci sarebbero 4 medici che turnerebbero sulle 24 ore più il primario con la conseguenza che sono stati chiusi tutti gli ambulatori tranne... uno. Sembrerebbe svolgano turni massacranti e che si siano fatte 16 reperibilità mensili. È di domenica la notizia che per la mancanza di ambulanze i cittadini si devono arrangiare da soli. E qualche volta non finisce bene. E non è la prima volta in Friuli nell’ultimo anno. Ora si faranno la verifiche del caso, ci dicono, ma queste avvengono sempre a fatto accaduto: quindi sempre troppo tardi».
Storie
di tagli
Denuncia Manià: «Da qualche tempo nel poliambulatorio di Gradisca d’Isonzo è comparso un avviso che giustificandosi con “La temporanea carenza di fisioterapisti si consiglia ai pazienti non urgenti di provare a rivolgersi ad altre strutture”. Si avete capito bene: “provare” perché, chissà, non si sa mai, forse qualcosa si trova! Della serie: arrangiatevi se potete».
Attacca Manià: «Ci si riempie la bocca di parole come riforme, riorganizzazioni, razionalizzazioni, il personale c’è, basta gestirlo meglio, continuano a dirci. E aggiungono: “Stiamo rinforzando i servizi sul territorio”. Poi, si faranno le verifiche quando il danno è fatto. Non sarebbe, forse, il caso di fare le verifiche un po’ prima che succeda qualcosa? Non sarebbe più logico? Non sarebbe il caso di ascoltare chi opera nei servizi o le forze sociali che segnalano continuamente le criticità ed intervenire tempestivamente? Non servono capacità sovrumane per capire che non c’è più nulla da tagliare e che le riorganizzazioni oramai non sono più sufficienti. Manca semplicemente personale». Ed è un grido d’allarme che i sindacati oggi rilanciano con forza e fermezza dopo il caso dell’ambulanza.
Reparti
sotto pressione
Anche la Cisl, attraverso il segretario regionale della Funzione pubblica, Massimo Bevilacqua si scaglia contro i continui ridimensionamenti che finiscono con l’abbassare la qualità dei servizi. «Nel caso specifico, indubbiamente gravissimo, dell’inbdisponibilità di un’ambulanza, credo davvero che l’ultima riforma sanitaria non c’entri. I tagli al personale sono di lunga data e la situazione, nonostante mille promesse, non è mai migliorata. Stiamo sempre aspettando che qualcuno arrivi a rinforzare le fila di medici e infermieri. Le riforme che impongono meno personale possono anche portare ad anomalie che si possono riscontrare in tutti i settori dell’ambito sanitario», conclude la Cisl.
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