Sarà risanata la cava di Rivalunga

Prevista una parziale copertura con il conferimento di inerti. L’area dell’ex fornace sarà poi destinata a zona turistica
Di Franco Femia
Bumbaca Gorizia 08.04.2013 Medea, zona da recuperare - Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 08.04.2013 Medea, zona da recuperare - Fotografia di Pierluigi Bumbaca

MEDEA. Quell’enorme sfregio che deturpa il colle di Medea, proprio a poche decine di metri dal monumento dell’Ara pacis, sarà risanato. La società proprietaria dell’area, la Borgo delle fornaci srl del gruppo Luci, attende il via libera da parte della Regione per avviare il ripristino di quella che viene chiamata la cava di Rivalunga, che si trova a ridosso della strada provinciale che da Borgnano porta a Medea, nascosta da case e imopianti industriali dismessi. Sarà in gran parte ricoperta con inerti, e rocce e terra da scavo, e terreni vegetali sui quali saranno piantumate essenze arboree autoctone di quelle già esistenti sul colle.

L’attività della cava, di proprietà allora ditta Vriz Vittorio Spa, con l’annessa fornace è cessata nel 1992 dopo che per 16 anni è stato estratto un milione di metri cubi di pietra calcare trasformata in calce. Impianti e edifici, chiusi da anni anni, sono ormai cadenti, appartengono all’archeologia industriale. Sui cancelli sbarrati da vecchie catene arrugginite sono stati apposti cartelli vietano l’ingresso per il pericoli di crolli.

Nel 2002 l’area è stata acquisita dal Gruppo Luci a cui fa capo la società Borgo delle fornaci dopo un affitto di 5 anni da parte della Gesteco srl, sempre del gruppo Luci.

Dopo anni e anni di dibattiti - tra la fine degli Ottanta e i primi Novanta circolava un progetto che prevedeva di trasformare la cava in discarica - la proprietà ha trovato la soluzione grazie anche a un cambiamento d’uso della zona operato dal Comune proprio per bloccare l’arrivo della discarica. Con una variante al piano particolareggiato di iniziativa pubblica nella zona è possibile ora realizzare solo strutture ricettive, alberghiere e turistiche.

La proprietà, che nei primi tempi aveva insistito con l’amministrazione comunale per ottenere il via libera alla trasformazione dell’ex cava in discarica fiutando l’affare dei traffici di rifiuti e si parlava anche della possibilità di far arrivare i fanghi della laguna di Marano, ha sposato la linea praticamente imposta dal Comune ed ora ha avviato il progetto di ripristino ambientale della cava propedeutico agli investimenti nel campo turistico-alberghiero. Dal riempimento della cava con inerti - il piano prevede conferimento di terreni vegetali per 490mila metri cubi da effettuarsi in 5 anni - la Borgo delle Fornaci intende ricavare quei soldi da investire nel recupero e la ristrutturazione degli edifici, alcuni sono da demolire, da sfruttare poi con un preciso progetto a fini turistici.

«È un progetto che condividiamo - dice il sindaco di Medea Alberto Bergamin - perché da una parte si va a un recupero ambientale importante per il Parco del colle; dall’altra perché non è avulso dagli interventi in programmi sul territorio e legati alla riqualificazione dei percorsi del torrenti Judrio e Torre, dove è prevista la realizzazione di piste ciclabili che andranno a collegarsi con quelle del Collio».

«Sono due interventi diversi, finanziati da Camera di commercio e Regione - spiega Bergamin -, ma che hanno lo stesso obiettivo, fornire la Destra Isonzo di una serie di proposte per la fruizione turistica di questo territorio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo