SCARICARE LE COLPE

Io e Luca (sto parlando di Luca Cordero naturalmente) abbiamo interessi in comune: l'ho scoperto ieri soffermandomi a lungo su un'intera pagina del Corriere della Sera dedicata alle cravatte. Secondo la prestigiosa testata la larghezza giusta delle cravatte è scesa da 9,5 a 9 cm. Dicono che Illy ne sia sconvolto, ma nel frattempo anche Luca deve aver trovato come me il tempo per scandagliare a fondo l'argomento, perché nel pomeriggio al forum della Piccola industria a Caserta ha aperto il fuoco sul governo Prodi proprio partendo dalle cravatte. "Questo governo non è in grado neanche di tagliare le cravatte di due centimetri. Non è in grado di tagliare nulla".


Sempre esagerato Luca, mezzo centimetro basta e avanza! Passando oltre le cravatte Montezemolo ci ha tenuto a segnalare che il paese non viene governato da 12 anni e che non si 'può tornare al voto senza prima mettere a punto una nuova legge elettorale'. Il capo degli industriali quindi si rivela nuovamente critico, peggio caustico, nei confronti del governo, lascia intendere che nel decennio trascorso gli uni (quelli di centro-sinistra) e gli altri (quelli di centro-destra) hanno combinato a suo avviso poco o nulla e tuttavia implicitamente dà torto a Silvio Berlusconi che vuole tornare al voto senza garantire una legge che consenta maggioranze certe al paese. Nelle parole di Montezemolo c'è molto di vero e credo - per quanto la debole arte del sondaggio di opinione consenta di osservare - che una larga maggioranza di italiani (di destra di centro e di sinistra) sia pronto a sottoscriverle.


E tuttavia sono a mio avviso attraversate da un 'vizio' profondo, lo stesso che cogliamo nelle parole di Berlusconi, piuttosto che di Epifani o di Bonanni, di Prodi, del direttore del Corriere della Sera o di quello di Repubblica, ma anche nelle battute e nei discorsi di tanta gente cosiddetta comune. Ed è proprio questo vizio a impedire che le fonti di queste parole assumano una credibilità estesa, qualcosa che vada oltre al gruppo, al soggetto, agli interessi che rappresentano. Insomma tutti sono convinti di aver fatto la propria parte, tutti hanno la coscienza tranquilla. E pontificano. Certo il paese cresce male, i giovani guadagnano - quando guadagnano - molto meno dei loro padri, i treni vanno più lentamente di vent'anni fa, la mafia sarebbe la più grande impresa italiana, ma è sempre responsabilità di qualcun altro: i giornali in questi ultimi dodici anni hanno informato, gli industriali hanno fatto la loro parte, Berlusconi è stato ”perseguitato dalla magistratura”, Prodi tiene ”ferma la barra del risanamento”, il sindacato non ha peccati, i lavoratori dipendenti ”hanno già dato”, quelli autonomi sono schiacciati dalla tassazione, i pensionati sono ”tartassati”!

 

Possibile che viviamo in mezzo ad un paese di vittime? Possibile che qualcuno, o tutti contemporaneamente, non abbia un frammentino di 'colpa'? No, ciascuno rinvia agli 'altri' la propria parte di responsabilità ed è questo proprio questo a fare dei capi di partito, di sindacato, di categoria, dei direttori di giornale etc etc, dei leader di-mezzati e quindi incapaci di tirarci fuori dai guai, lasciando che a sua volta anche i cittadini siano di-mezzati. Visto da fuori è in troppo banale e stupisce davvero che nessuno sembri accorgersene eppure la chiave perché il paese ri-parta sembra tutta in questa benedetta assunzione di responsabilità, di presa in carico in prima persona: serve cioè qualcuno che dica 'di tutto ciò anch'io son parte, come ciascuno di voi e da tutto ciò usciremo assieme'. In questo paese di straordinari 'furbi', paradossalmente solo il candore della verità può spuntarla. Il primo che lo fa in modo convincente si 'prende' il paese e lo riporta dove può agevolmente stare e dove figli e nipoti vorrebbero che stesse. Per farlo non occorre la cravatta, forse neppure la giacca.

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