«Scelta per pigrizia ma che educazione»

«Inizialmente avevo scelto il Dante per un motivo molto pratico: odio alzarmi la mattina presto e avevo calcolato che bastava solo un bus per arrivare a scuola». Molto schietta Martina Viviani che però, al di là della prima scelta, forse fatta, come spesso accade a quell'età, con poca consapevolezza, ammette di non essersi «mai pentita».
«È stata una scelta molto educativa dal punto di vista umano e dei contenuti. Nella vita quotidiana ci sono dei principi che restano grazie agli studi classici». E a chi dice che il classico vuol dire studiare lingue antiche, Martina risponde che il liceo «dà una visione universale, che altre scuole più tecniche non danno». Viviani ha poi studiato alla London School of Economics per poi finire nuovamente a Trieste. «Ho avuto fortuna, oggi lavoro all'Icgeb, dove mi occupo di fundraising e trasferimento tecnologico. Ho iniziato con il classico nella mia città, insomma, e ho finito per lavorare di nuovo a Trieste senza per questo sentirmi tagliata fuori dal resto del mondo».
«Il Dante - conclude - mi ha dato molto anche dal punto di vista umano, il mio gruppo è ancora molto coeso, incontrato proprio in quell'età, dai 14 ai 20 anni, che è molto importante nella vita per capire che cosa fare, anche per chi vuol intraprendere un lavoro tecnico». (b.m.)
Riproduzione riservata © Il Piccolo








