Scomparso nel nulla l’amianto rimosso dal “Galeb” di Tito

Nessuna traccia delle 78 tonnellate del pericoloso rifiuto Lo smaltimento era stato affidato a un’azienda zaratina

FIUME

Domanda da un milione di dollari. Dove sono finite le 78 tonnellate di rifiuti di amianto rimosso durante i lavori di restauro della nave Galeb appartenuto al presidente jugoslavo Josip Broz Tito? L’ex bananiera è in ristrutturazione al cantiere navale di Portorè (Kraljevica), un paio di chilometri a est di Fiume, nell’ambito del progetto Fiume capitale europea della Cultura 2020, con i lavori che vengono finanziati a fondo perduto da Bruxelles.

La rimozione del pericoloso amianto era stata affidata alle maestranze della ditta specializzata fiumana Ind-eko, che aveva consegnato le 78 tonnellate all’azienda zaratina Odlagališta sirovina, affinché le smaltisse in modo assolutamente sicuro. Dopo la consegna, confermata da documenti, timbri e via enumerando, l’enorme quantitativo di amianto è letteralmente sparito nel nulla. Del caso si è occupato prima il consiglio municipale di Fiume e poi quello della città di Zara. Il direttore di Ind-eko, Željko Šmitran, ha fatto sapere che la sua azienda ha agito nel pieno rispetto delle leggi. «Dopo avere tolto l’amianto dalla Galeb, opera compiuta a Portorè– ha spietato – lo abbiamo consegnato alla Odlagališta sirovina, impresa che possiede l’autorizzazione per la rimozione di sostanze nocive e altamente inquinanti. Da quel momento è cessata ogni nostra responsabilità. La consegna è avvenuta tra il 6 maggio e il 18 giugno, con il materiale caricato a bordo di camion e spedito agli zaratini, lavoro per il quale la città di Fiume ha pagato circa 350 mila euro. Non sappiamo dove siano finite e le 78 tonnellate e 330 chili e del resto non è compito nostro saperlo». Mentre per il momento Zagabria tace sull’inquietante vicenda, alcuni mezzi d’informazione hanno tentato di contattare i vertici dell’Odlagališta sirovina, chiedendo se l’amianto sia finito in una qualche apposita discarica all’estero, oppure se si trovi ancora in Croazia. Non vi è stata nemmeno una risposta da parte dei titolari di un’azienda autorizzata dal 2015 per attività legate allo smaltimento di rifiuti di vario genere. Un silenzio che non potrà durare a lungo. —



Riproduzione riservata © Il Piccolo