Scontro sull’uso di pesticidi «Toros accusa i viticoltori»

L’assessore comunale Drius stronca la richiesta di un regolamento ad hoc sul Collio Ma il consigliere comunale di Uniti per Cormons si difende: «Volevo tutelare le api»

CORMONS. Scoppia la bagarre in Consiglio comunale a Cormons. A scatenarla il regolamento sull’uso dei “veleni”, per alcuni interpretato come un’accusa al comparto vitivinicolo, nei campi agricoli.

«Scriviamo insieme un regolamento per ridurre al minimo l’uso di pesticidi su tutto il territorio del Collio: l’utilizzo di sostanze chimiche è tra i motivi principali di pericolo per la vita delle api», è stata la proposta fatta l’altra sera dalla capogruppo di Uniti per Cormons, consigliere comunale di opposizione ed ex vicesindaco nella scorsa legislatura Lucia Toros. Parole che, come detto, hanno scatenato un putiferio al termine della seduta. L’assessore all’Agricoltura, Mauro Drius, è partito in quarta dicendo a Toros di non puntare il dito contro una categoria, quella dei viticoltori e degli agricoltori in generale, «da sempre la prima a essere attenta sul fronte del rispetto della natura».

Un confronto duro, che si è acceso ulteriormente alla fine della seduta, quando fuori dalla sala civica si è scatenata una vera e propria lite tra i due contendenti. I quali, a bocce ferme, spiegano meglio il loro pensiero: «La mia voleva essere solo un’idea costruttiva – sottolinea la Toros – volta a trovare una soluzione per il problema dell’utilizzo di sostanze chimiche, non certo per fare polemica. E invece sono stata tacciata di non conoscere la materia, di non sapere di cosa parlo, mi è stato detto di non additare i viticoltori, ma non credo assolutamente di aver fatto tutto questo». E aggiunge: «Articoli, servizi e studi parlano chiaramente dell’incidenza dei pesticidi su un ecosistema nel quale le api sono un elemento importante e molto fragile. La mia era una semplice proposta – sostiene Toros – dopo aver riconosciuto l’importanza di una manifestazione di sensibilizzazione come ConsApevolmente. Non era certo un attacco. Sono molto amareggiata».

Ma Drius, viticoltore di professione oltre che assessore della giunta Felcaro, giudica in modo diverso l’intervento di Toros, per altro più volte arrivata allo scontro con la maggioranza: «Sulla questione della diminuzione delle api ci sono molte questioni di mezzo, di certo non solo l’utilizzo di prodotti parassitari. C’è stato un convegno a Cormons pochi giorni fa in occasione di ConsApevolmente nel quale esperti del settore hanno chiaramente indicato nella varroa, un acaro che attacca le api, la principale causa della situazione di sofferenza di queste ultime. Senza dimenticare altre motivazioni note come ad esempio il legame tra la diminuzione delle api e la presenza delle onde elettromagnetiche, che le confondono. Insomma, è importante essere precisi su questi argomenti: come mai c’erano più api quando un tempo c’era un utilizzo più massiccio di prodotti chimici? ».

E di seguito la spiegazione dello scontro con Toros: «Mi sono inalberato perché ritengo ingiusto fare delle dichiarazioni che in qualche modo possano ridurre ad additare – sottolinea – come responsabile di una problematica molto ampia una sola categoria come quella dei coltivatori diretti. Purtroppo l’utilizzo di prodotti è necessario nei campi: è come se un medico dicesse ad un malato di morire perché non vuole prescrivergli degli antibiotici. Abbiamo già tolto i prodotti chimici che potevamo dalle nostre coltivazioni, ma sotto una certa soglia minima non si può non intervenire con trattamenti che comunque seguono precisi parametri».

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente del Consorzio Collio, che rappresenta i viticoltori del territorio collinare, Robert Princic: «Gli esperti di apicoltura mi informano che ci sono sì dei problemi, ma probabilmente negli scorsi anni era addirittura peggio. Negli ultimi tempi c’è stata una forte diminuzione in tutto l’Isontino dell’uso di prodotti parassitari. Sempre più aziende si stanno dedicando all’agricoltura biologica, proprio in un’ottica sempre maggiore di rispetto verso l’ambiente. Inviterei quindi tutti ad evitare toni allarmistici».

Sulla situazione delle api era intervenuto anche Pietro Lombardo, vicepresidente del Consorzio Apicoltori Isontini, che dava una chiave di lettura invece vicina a quella della Toros: «L’ape muore – aveva detto – perché non sopporta il contatto con un fiore sul quale sono presenti sostanze chimiche derivate dai trattamenti. Resta a morire all’esterno dell’alveare per evitare alle compagne la fatica di trasportarla fuori dalla loro casa una volta morta. E quindi si pensi a quante non fanno ritorno a causa dei trattamenti. Poi c’è anche un particolare tipo di acaro arrivato in Europa dall’Est negli anni ’80, sbarcato per la prima volta proprio qui, a Staranzano».

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