Scoppia la “guerra del terrano”

Battaglia tra l’Istria croata e il Carso sloveno sulla doc del vitigno. L’Italia rischia di essere coinvolta

POLA. Non basta la guerra del Prosecco. Adesso scoppia quella del terrano. La Slovenia e la Croazia, con l’Istria in prima linea, aprono un nuovo fronte di scontro nell’ambito della battaglia per la tutela dei propri prodotti sul mercato dell’Unione europea, in vista dell’ingresso di Zagabria dal primo luglio. Entrambi i paesi, infatti, rivendicano la paternità del noto vino rosso.

Ad aprire le ostilità è il ministero sloveno dell’Agricoltura che, su richiesta dei produttori vinicoli del Carso sloveno, fa ritirare il terrano istriano dagli scaffali di una catena commerciale. Il motivo: in Slovenia c’è già il terrano del Carso tutelato dal marchio di origine geografica, per cui quello proveniente dalla Croazia fa concorrenza sleale.

Non si fa attendere la dura reazione da parte croata, anzi istriana. Il primo a parlare è Ivica Matosevi„, presidente dell’Unione viticoltori presso la Camera di commercio croata e presidente di Vinistria, la maggiore rassegna vinicola nel paese: «Sinceramente siamo sorpresi in quanto non ci aspettavamo qualcosa di simile dalla Slovenia» afferma Matosevi„, dicendo che nella lista dei vini croati accolta dall’Unione europea figura il terrano istriano, contro il quale finora nessuno ha avuto da ridire. Segue un chiaro monito: «Se i viticoltori del Carso sloveno vogliono la guerra noi la accettiamo, ma alla fine saranno loro a dover rinunciare al nome di terrano».

Come mai Matosevi„ è tanto sicuro di spuntarla? Perché, come dicono gli esperti, il terrano istriano si ricava dall’omonimo vitigno mentre il terrano del Carso sloveno si ottiene dal vitigno del refosco. E qua entrano in ballo le analisi effettuate dalla Facoltà di Agronomia di Zagabria che nel 2010 ha accertato le differenze genetiche tra i due vitigni per cui non avrebbe alcun fondamento la tutela da parte slovena del vino ribattezzato terrano. Matosevi„ aggiunge che la questione potrebbe avere implicazioni sul piano politico poichè il terrano si produce anche in Italia. Sul tema interviene anche il noto enologo istriano Mario Staver. «La tutela slovena del vino in parola - spiega Staver – si riferisce alla tecnologia con la quale dal vitigno del refosco si ottiene il terrano quindi non poggia su basi accettabili». Poi aggiunge un particolare interessante: dappertutto in Slovenia, dal vitigno del refosco, si ottiene il vino omonimo, ad eccezione del Carso dove invece dallo stesso vitigno si produce il terrano.

Come andrà a finire? Da parte istriana c’è la disponibilità ad accomodare la vertenza con il dialogo, abbinando al nome del terrano la provenienza geografica ma, nel caso in cui la controparte rimanesse ferma sulle sue posizioni, la “guerra” sarebbe garantita.

Il noto enologo sloveno Iztok Klenar auspica un tavolo di lavoro attorno al quale si siedano i produttori ed esperti vitivinicoli di Croazia, Italia e Slovenia subito o immediatamente dopo il 1 luglio. Per Klenar il vino rosso del Carso sloveno è differente sia dal refosco del Capodistriano che dal terrano istriano per cui sarebbe opportuno fare le dovute distinzioni.

( p.r. )

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