Scuola agenti, Stato e privati si contendono il suo destino

Il fondo d’investimento che ha in mano l’immobile di San Giovanni ha impugnato il decreto di vincolo storico. In ballo il mantenimento della funzione formativa
Di Pier Paolo Garofalo
Lasorte Trieste 11/04/13 - S.Giovanni, Scuola di Polizia, Panoramica
Lasorte Trieste 11/04/13 - S.Giovanni, Scuola di Polizia, Panoramica

Unico superstite di una lunga serie di siti e organismi dismessi o trasformazione nell’ennesimo centro commerciale e residenziale? Il futuro della Scuola allievi agenti della Polizia di Stato di San Giovanni è incerto, almeno nella configurazione attuale e non mancano gli interventi da parte di chi ha a cuore le sorti dell’istituto, l’unico del suo genere rimasto nel Triveneto.

L’ultimo intervento è del segretario regionale dell’Ugl Polizia di Stato, Raffaele Padrone. In una nota ribadisce «con forza la volontà del sindacato di vigilare con severità sulla procedura di decartolarizzazione formulata dalla direzione Fvg del Ministero dei beni culturali sullo storico edificio, ora proprietà della Bnp e firmato poche settimane fa». Riassumendo, dopo essere stata un bene dello Stato per lunghissimo tempo, nel 2001 la caserma con un iter di cartolarizzazione è stata venduta per “fare cassa” a un fondo privato al quale, per il suo utilizzo, l’amministrazione pubblica paga un canone d’affitto. Il contratto (nove anni, rinnovabili per altrettanti) scade il 31 dicembre 2014 e i sindacati di polizia si preoccupano sul futuro dell’immobile, vasto ben 55mila metri quadri. Se nulla cambia nel 2015 o al più tardi nel 2023 il Fondo Patrimonio 1 della Banca Bnp-Paribas acquisterebbe, oltre all’attuale possesso giuridico, anche l’effettiva proprietà materiale degli immobili. A quel punto sarebbe difficile - stando alle organizzazioni sindacali - che il Fondo non seguisse le regole economiche, adibendo magari a centro commerciale o residenziale parte del comprensorio. Sì perché altri edifici costituiscono preziose testimonianze storiche, come condiviso dalla direzione regionale ai Beni culturali. I manager Bnp hanno già espresso la volontà di preservare i manufatti di più alta valenza storica ma al contempo si oppongono, con un ricorso gerarchico al Ministero, al processo di decartolizzazione. Si potrebbero però verificare anche ricorsi al Tar o al Consiglio di Stato. Cercando una collaborazione i legali del direttore regionale dei Beni culturali Giangiacomo Martines hanno preso contatti con quelli del Fondo: sul tavolo proprio la possibilità di condividere le prospettive di mantenimento della Scuola a prescindere dall’esito dei ricorsi.

Intanto i sindacati vigilano, confidando anche sul pieno ottenimento per il comprensorio del “vincolo storico identitario”. Che, se non altro per avere costituito una tappa del calvario di almeno la metà degli infoibati e di tanti deportati alla Risiera di San Sabba, dovrebbe essere, a logica, garantito. Dopo un intervento del Sap, ora quello dell’Ugl. «Dopo lunghe ricerche, l'allora segretario provinciale Edoardo Alessio - recita una nota sindacale - nel 2009 aveva fatto apporre, col supporto della Lega nazionale, al Corpo di guardia una targa a memoria dei tanti triestini che passarono da questa struttura prima di venire trucidati nelle foibe dai partigiani di Tito». Era seguita nel 2010 la richiesta formale al Ministero dei Beni culturali per il riconoscimento a Monumento d’interesse storico a livello nazionale. «Fu anche creato - recita la nota - un gruppo di lavoro che si distinse per le ricerche legislative e storiche su ampia scala. In particolare Federica Verin, dipendente civile dell’Interno, predispose inoppugnabile documentazione che abbraccia un arco storico di 200 anni dell'attuale Scuola di Polizia», nata come residenza nobile con tanto di vigne e riconvertita nel tempo a sito industriale, caserma, prigione e infine scuola di sicurezza. «Ora dopo tanti sforzi - termina il comunicato Ugl - i primi risultati concreti (l’inizio del processo di decartolarizzazione), che fanno ben sperare sulla riuscita del progetto che solo questa sigla sindacale ha portato avanti in questi anni. Bisognerà comunque vigilare sull'operato di tutti gli enti coinvolti in attesa del sicuro ricorso che la proprietà effettuerà». «La Scuola allievi agenti di Trieste costituisce un volano economico per la città e un importante centro formativo per gli agenti e la Polizia di Stato. Combatteremo per la sua sopravvivenza» afferma Edoardo Alessio, da addetto stampa dell’Ugl Polizia.

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