Se anche Dante può salvarci dall'angoscia

Dante Alighieri
Dante Alighieri

Ieri ho rivisto finalmente la mia quarta liceo. È la classe più “caciarona”, ragazzi molto vivaci, tanto che l’anno scorso, in terza, era stata assegnata a me, appena arrivato in questa scuola, perché il loro docente di Lettere dell’anno prima non voleva più saperne. La nomea si è confermata in corso d’opera. Anche durante le lezioni online riescono stranamente a fare baccano: per esempio tenendo aperti tutti i microfoni e parlando contemporaneamente l’uno sull’altro. Eppure è anche la classe più simpatica: ragazzi irruenti, sì, ma spontanei.

Ricomincio da Dante, da quei passi dell’Inferno che non ero riuscito ad affrontare nei mesi scorsi: Brunetto Latini, Ulisse, il conte Ugolino. Mi trovo ancora una volta a constatare come non ci sia nulla di così attuale quanto i grandi classici. De te fabula narratur: tradotto liberamente, i libri parlano di noi. L’importanza dei maestri con Brunetto, con Ulisse la celebrazione dell’intraprendenza umana ma anche la vertigine di una sete di esperienza che non rispetta i limiti imposti da Dio (o dalla natura, come oggi potremmo più laicamente pensare), le conseguenze devastanti e disumanizzanti del dilagare degli interessi di parte e della sete di vendetta nel tragico episodio di Ugolino.

Durante il lockdown, con i morti di coronavirus portati via dai camion dell’esercito, noi tutti assediati dall’ansia e dalla paura, mi sono chiesto quale fosse il senso di quelle videolezioni in cui leggevo e commentavo testi letterari. Mantenere vivo il senso di una normalità, certo. Ma non era soltanto qualcosa di strumentale. La letteratura contiene una bellezza e una sapienza che possono contribuire a salvarci.

Dopo aver spiegato i versi della Divina Commedia che parlano di Ulisse, leggo una celebre pagina di “Se questo è un uomo”: a un compagno di prigionia, uno studente alsaziano desideroso di apprendere l’italiano, Primo Levi decide di raccontare l’Ulisse dantesco. Nel farlo gli tornano alla mente alcune terzine, frammentarie reminiscenze degli studi scolastici: seguire «virtute e conoscenza» significa riaffermare i valori della ragione, della cultura, della più intima natura umana proprio nel momento in cui, come accade ad Auschwitz, essi sono negati.

Questa è una quarta: finito l’Inferno, entreremo nel Purgatorio, per approdare il prossimo anno alla lettura del Paradiso. Sarebbe bello che fosse analogo il percorso per uscire – speriamo tutti presto – dall’emergenza mondiale della pandemia. —

7. – continua

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