Se manca la modernizzazione
Nell’illustrazione del suo programma per il Fvg, il presidente Tondo ha cercato di riprodurre anche in questa regione il clima politico diverso che è stato abbozzato durante la discussione in Parlamento sulla fiducia a Berlusconi, con sorprendenti attestati e aperture di credito scambiati fra maggioranza ed opposizione. E infatti Tondo ha ricordato Illy (non per criticarlo) e ha affermato che continuerà, migliorandole, le cose buone impostate nella precedente legislatura.
Forse inizia un periodo nuovo nella politica italiana. Il bipolarismo, in effetti, non significa alzare barriere contro barriere. Nel momento in cui non si fonda più su assunti ideologici inconciliabili e non negoziabili ma sulla presa d’atto che l’azione di governo richiede un approccio più pragmatico ai problemi. La possibilità effettiva dell’alternanza (nella Seconda repubblica nessuna maggioranza uscente sia a livello nazionale che regionale è stata riconfermata) spinge poi più alla convergenza che alla divergenza fondamentalista. La forte sottolineatura del ruolo del Consiglio regionale espressa da Tondo non solo segna il punto di maggiore discontinuità politica con la precedente legislatura, ma indica dove può e deve nascere un rapporto non pregiudizialmente conflittuale fra maggioranza e opposizione.
Il programma enunciato da Tondo non si limita alla formulazione di linee guida generali ma si dilunga in un elenco puntuale di provvedimenti e azioni. Gli obiettivi che danno un senso al programma e che lo tengono unito sembrano essere tre: coesione sociale, ridefinizione della governance, regione più leggera. La coesione sociale costituisce il nucleo programmatico principale del neopresidente, che suggerisce di raggiungerla eliminando le situazioni di più accentuata marginalità sociale ed economica (la povertà delle famiglie, la casa che manca, l’integrazione degli immigrati), ma anche creando un sistema politico in cui i cittadini interagiscono con le istituzioni; in cui l’apparato amministrativo si struttura e funziona avendo come obiettivo il soddisfare i bisogni del cittadino-utente; in cui l’azione di governo si rapporta continuamente alle situazioni sociali reali e alle mutevoli necessità delle persone, delle famiglie, delle comunità, delle imprese (in particolare le piccole). Anche la corretta definizione e organizzazione dei rapporti verticali fra le istituzioni (comuni, province, regione) e dei rapporti orizzontali fra enti pubblici e soggetti sociali contribuisce, secondo Tondo, a creare una maggiore coesione sociale.
Una nuova governance viene proposta soprattutto con riferimento alla sanità, che dovrà essere profondamente riorganizzata e al territorio, per il quale si pensa di rivedere le procedure per la programmazione urbanistica. Regione più leggera significa per Tondo minore presenza in settori nei quali si può lasciare fare a province e comuni o ai soggetti sociali, come nella cultura.
Il programma enunciato rispecchia molto quanto detto in campagna elettorale. E ne riproduce i limiti, con particolare riferimento ai temi della modernizzazione della regione e della sua collocazione all’interno di un sistema sociale ed economico sempre più competitivo. Modernizzazione non è una parola vuota; indica che la cultura, l’organizzazione sociale, il sistema formativo, i soggetti sociali, le reti (infrastrutturali o immateriali), le strutture decisionali devono modificarsi perché si possa anche solo mantenere l’attuale livello di sviluppo. Per competere occorre essere coesi e forti all’interno, ma anche avere mentalità e strumenti adatti a muoversi in un ambiente in cui nulla viene donato. Nella nostra regione molti tendono ad appagarsi dei risultati raggiunti all’interno e a non misurarsi con l’esterno. Un programma troppo rivolto ai problemi interni e con pochi stimoli per spingere al confronto può rafforzare la diffusa tendenza a sentirsi soddisfatti dello status quo. E quindi a declinare.
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