Intitolata a Sergio Ramelli la palestra della scuola don Milani di Altura

Il campo della scuola triestina dedicato al 18enne ucciso negli Anni di Piombo. La sottosegretario Frassinetti: «Vittima dell’odio per le sue idee, la memoria non sia più selettiva». La targa accolta con malumore da alcuni componenti della comunità e dalle opposizioni

Francesco Codagnone
Lo svelamento della targa dedicata a Ramelli, presente la sottosegretaria Frassinetti Foto Silvano
Lo svelamento della targa dedicata a Ramelli, presente la sottosegretaria Frassinetti Foto Silvano

«In nome di una pacificazione nazionale che accomuni in un’unica pietà i morti di un periodo oscuro della nostra storia e come monito alle generazioni future affinché simili fatti non debbano più accadere», recita la targa bianca, con quel nome spesso al centro di dibattiti e quelle date di nascita e di morte troppo vicine tra di loro. La palestra dell’istituto scolastico “Don Milani” di Altura da oggi è dedicata alla memoria di Sergio Ramelli, studente milanese e militante del Fronte della Gioventù che nella primavera del 1975, nel pieno degli anni di piombo, venne «ucciso dall’odio per le sue idee», come è scritto in calce; vittima di un agguato a opera di militanti di estrema sinistra scatenatosi per un tema scolastico in cui il giovane, appena diciottenne, condannava le Brigate Rosse.

Un’intitolazione tanto voluta da Fratelli d’Italia e svelata alla presenza della sottosegretaria al ministero dell’Istruzione Paola Frassinetti, conoscente dello stesso Ramelli, con una cerimonia breve e composta che però non ha mancato di suscitare polemiche. Al malumore, così emergerebbe, di alcuni componenti del corpo docenti e genitori è seguita l’indignazione dell’opposizione – che pur condannando l’uccisione di Ramelli, bolla la dedica come propagandistica e criticano il centrodestra per «non aver coinvolto la scuola» e ricordare «solo una parte della storia» – e la comparsa di scritte sulle mura dell’istituto un paio di sere prima.

«Nessun spazio ai fascisti di ieri e oggi» e «Decreto scuola, soglia 0% per i fasci». Queste le parole formulate in vernice rossa – verosimilmente nella notte tra giovedì e venerdì – per mano di ignoti, evidentemente contrari alla commemorazione di una figura legata alla destra. Il timore del Comune, fino all’ultimo, era così che si passasse dalle parole ai fatti; ma entrando nella “Don Milani”, quelle scritte non c’erano più, erano già state rimosse, e nessuno era venuto a contestare, lasciando che la polemica scoppiasse lontano, nei comunicati stampa.

Alla cerimonia erano presenti il sindaco Roberto Dipiazza, Fratelli d’Italia con l’onorevole Nicole Matteoni, l’assessore Elisa Lodi, il segretario Claudio Giacomelli e il consigliere di VII Circoscrizione Denis Conte, promotore dell’iniziativa. Con loro il vice prefetto aggiunto Caterina Pikiz Gattinoni, il dirigente scolastico Mauro Dellore e la sottosegretaria di Stato Frassinetti, giunta a Trieste per ricordare quel ragazzo assieme al quale negli anni Settanta milanesi aveva militato nel Fronte della Gioventù.

Un «emozione», per la sottosegretario, «scoprire la targa in una palestra dove si alleneranno tanti giovani», perché «anche Sergio amava lo sport, il pallone: era pieno di passione, ma la violenza ha spezzato la sua giovane vita», all’apice di un agguato «maturato all’interno della scuola, dove i professori non lo avevano difeso».

Un «ragazzo come tanti», aggiunge; e proprio per questo ancora oggi «mi fa male sapere che c’è chi continua a fare scritte contro di lui»: «In quegli stessi giorni, tre anni dopo, sono stati uccisi due ragazzi di sinistra (Fausto e IaIo, ndr), e io ogni anno porto i fiori anche a loro, per dimostrare che bisogna cercare di superare quell’odio. Il mio auspicio è che più luoghi intitolati a Sergio ci saranno, più verrà conosciuta la storia di un ragazzo coi capelli lunghi, che aveva voglia di vivere, studiare e giocare, e a cui è stata tolta la vita solo per le sue idee», ha concluso Frassinetti.

«Emozione» anche per Dipiazza, che ha rammentato come «in questi anni, a Trieste, abbiamo lavorato tanto per la pacificazione». Un momento di «ricordo» ma anche di «sguardo al futuro rivolto alle nuove generazioni», osserva Lodi, sottolineando la valenza di intitolare a Ramelli una delle palestre più frequentate, sede di attività scolastiche ma anche allenamenti e partite aperte a un pubblico di tutte le età. «Un luogo simbolo per sensibilizzare tutte le generazioni alla libertà di espressione, e affinché fatti del genere non accadano più», aggiunge Conte.

 

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