Serracchiani sponsor dell’oasi della Cona
STARANZANO. «Le aree protette del Friuli Venezia Giulia vanno strappate all’abbandono e trasformate in una fonte di ricchezza». Lo ha dichiarato la candidata alla presidenza della Regione, Debora Serracchiani, durante una visita effettuata all’Isola della Cona, nella riserva naturale della Foce dell’Isonzo. Serracchiani ha sottolineato che «serve un’immediata riforma del settore che permetta di coordinare le competenze, ottimizzare le risorse e agganciare i fondi europei attraverso strutture dedicate al servizio dei Comuni e dei soggetti gestori».
Serracchiani, nel corso di un incontro avuto con il direttore della Riserva Naturale Foce Isonzo, Fabio Perco, ha affermato che «l’area attrezzata della Cona è un’esperienza virtuosa che dimostra come sia possibile conservare la natura e creare nuovi posti di lavoro. I recenti tagli effettuati nei contributi regionali per la gestione corrente sono stati un errore, perché hanno penalizzato la funzionalità e le prospettive di sviluppo della Riserva Naturale e della Stazione Biologica, ponendo a rischio di degrado o di cessazione di attività numerose strutture e servizi».
«Diversi studi dimostrano che per ogni euro investito in un’area naturale – ha proseguito Serracchiani - si genera un beneficio variabile tra tre e sei euro in termini di ritorni economici, servizi ecosistemici resi alla comunità e plusvalore turistico. Purtroppo la giunta Tondo non se n’è accorta e in cinque anni non è stata in grado di avviare una politica di gestione delle aree protette: i continui ritardi nel recepimento delle normative comunitarie hanno, inoltre, impedito di usufruire dei fondi europei, mantenendo il settore in uno stato di continua emergenza».
Secondo la candidata Debora Serracchiani, «dobbiamo fare del Friuli Venezia Giulia la Regione europea della biodiversità, valorizzando l’enorme patrimonio di parchi, riserve e siti della rete Natura 2000: dalle Dolomiti friulane alle Prealpi Giulie, dalle risorgive dello Stella ai Magredi di Pordenone, dalla Foce dell’Isonzo alla laguna di Grado e Marano. Va attuata una Rete ecologica regionale che permetta di superare la frammentazione tra politiche di tutela e politiche di sviluppo, e di dotarci di strumenti decisionali efficaci, partecipativi e – ha concluso - trasparenti».
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