Servono 40 giorni di attesa a Grado per effettuare le analisi del sangue

Antonio Boemo / GRADO
Quaranta giorni per poter effettuare le analisi del sangue a Grado con un massimo di 10 persone al giorno rispetto alle 40 del periodo pre Covid-19. Questo quanto accadeva fino a un paio di giorni fa perché ora qualche cosa, davvero poco, dovrebbe e potrebbe migliorare in quanto l’Azienda Sanitaria ha concesso l’effettuazione di ulteriori 2 prelievi per un totale di 12 prelievi giornalieri. Sempre molto pochi rispetto ai 40 di pochi mesi fa.
Una situazione in ogni caso insostenibile che ha obbligato, e obbliga, tanti gradesi a recarsi fuori sede, in particolar modo a Monfalcone (ma non all’ospedale), per effettuare i medesimi prelievi, in laboratori sempre, tra l’altro, convenzionati. Naturalmente con le spese di trasferimento a proprio carico.
E l’esito degli esami? Attraverso la via informatica (una modalità che non tutti utilizzano perché non sono connessi) si ricevono già nel pomeriggio, ovviamente, cosa che avviene anche nel caso di prelievi effettuati a Grado.
L’attesa per effettuare i prelievi è definita dal comitato per la salvaguardia della sanità gradese «un tempo impossibile da concepire anche per chi deve utilizzarli per una visita medica specialistica oppure per situazioni di urgenza correlati allo stato di salute».
La questione del numero minore di prelievi giornalieri è spiegato sempre da responsabili del Comitato per il fatto che «le infermiere anziché poter svolgere il loro compito sono invece delegate a fare i guardiani delle presenze e delle distanze delle persone».
Lo stesso disagio, precisa ancora il Comitato, si manifesta nel ritiro delle impegnative o dei referti dove l’obbligo degli appuntamenti telefonici diventa una odissea soprattutto per gli anziani o lavoratori.
E c’è pure la questione legata ai medici: «il pensionamento di un medico e quello di un altro ormai prossimo preoccupa non poco per la difficoltà di inserimento e di rapporto con i pazienti come dimostrato in questo ultimo periodo».
E ancora: «Occorre inoltre tenere presente che ogni medico dispone di un proprio programma informatico su cui carica le problematiche e l’anamnesi dei pazienti, che per questioni di privacy non può lasciare al suo sostituto quando abbandona l’incarico». Stesso discorso ovviamente vale anche in caso di ferie: altra assurdità. I sostituti non possono sapere nulla dei pazienti del collega che è in ferie perché non riescono ad accedere ai data base e alle cartelle. Un fatto del genere è accaduto ad esempio alla nuova pediatra che ha dovuto farsi portare tutti gli incartamenti, le analisi e quant’altro dai famigliari dei piccoli.
«Che senso ha allora portare i propri referti sanitari a un medico se questo non assicura la propria permanenza in sede ma dichiara di essere provvisorio? », si chiede ancora il Comitato che conclude: «questo è un aspetto di cui la politica sanitaria dovrebbe farsi carico immediatamente, e non solo per dimostrare che Grado interessi ancora a qualcuno aldilà dei voti che porta». —
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