Settecento avvelenati nel paese della marijuana

TRIESTE. Ha appena 3mila abitanti eppure è una capitale. Quella della droga, della coltivazione della marijuana. È Lazarat, piccolo centro nel Sud dell’Albania, nella regione di Girocastro. Un cittadina completamente dedita alla coltivazione della canapa indiana. In tutto 60 ettari di terreno con circa 300mila piante e un “prodotto interno lordo” di 500 tonnollate l’anno che non patisce alcuna crisi economica o pandemia finanziaria internazionale. E anche il tasso di disoccupazione nel piccolo centro albanese è praticamente inesistente visto che praticamente tutta la popolazione attiva è coinvolta nella produzione di marijuana.
Gli “addetti” sono circa duemila di cui il 40% sono donne e bambini. Inutile dire che l’intero progetto imprenditoriale è gestito direttamente dalla potentissima mafia albanese. Quest’anno poi il raccolto sarà particolarmente abbondante visto che a Lazarat hanno approfittato del vuoto di potere che si è venuto a creare nel Paese dopo le elezioni politiche del giugno scorso con la vittoria dei socialisti che hanno così “spodestato” il dominio del Partito democratico.
Ma ultimamente, almeno dal giugno scorso, alcuni problemi sono sorti nel “paradiso” della marijuana. Secondo i medici dell’ospedale di Girocastro quest’anno sarebbero almeno cento le vittime per avvelenamento causato dal lavoro giornaliero con la droga, ossia nelle operazioni di semina, di mietitura, di preparazione e impacchettamento della sostanza stupefacente. In tutto le persone che si sono rivolte alla struttura sanitaria sono però settecento e tutte con gli stessi sintoni: vomito, dolori addominali, forte aritmia cardiaca e pressione arteriosa alle stelle.
A Lazarat tutto avviene alla luce del sole. Per la polizia entrare nel paese per bloccare la produzione è una sorta di “mission impossible”. Nel corso dell’ultima azione repressiva i poliziotti che hanno tentato di dare fuoco alle piantagioni sono stati affrontati dai mafiosi in assetto di guerra con armi pesanti e mitragliatrici che hanno iniziato a sparare ad alzo zero. Per gli agenti non è rimasta che la strada della ritirata. Comunque una guerra a bassa intensità sembra già essere in atto. Nel 2007 la polizia uccise un sospetto trafficante di Lazarat e poco dopo la stazione di polizia di Girocastro venne data alle fiamme. Per calmare la situazione dovettero intervenire le forze speciali. E visto che la polizia non può entrare, periodicamente taglia i rifornimenti: blocca l’afflusso di acqua - la cannabis ha bisogno di molta irrigazione - e blocca i pendolari che vanno quotidianamente a lavorare nell’area. Lazarat è un villaggio albanese circondato da villaggi della minoranza greca. C’è da anni una battaglia in corso di influenza dei partiti albanesi e greci per il controllo del confine. Ma in genere Lazarat è una roccaforte della destra, del Partito democratico. Per questo dal 1997 al 2005, durante il governo socialista, la polizia e il governo erano accusati di terrorizzare il paese non per questioni di controllo del territorio, ma per questioni politiche. Ci furono dei tentativi di entrare da parte della polizia, sempre finiti con scontri armati. Lazarat era diventato il luogo dove si nascondevano i latitanti e dove la cannabis poteva essere coltivata liberamente. Dal 2005 con il Partito democratico al governo, Lazarat era ancora di più un luogo sicuro.
La coltivazione di marijuana inizia in Albania in maniera estesa negli anni Novanta. Già dal 1992, quando la legge divenne più restrittiva in Grecia, la produzione si spostò in Albania ed ex Jugoslavia. Dal 1993 in poi, grazie a semi provenienti da Grecia e Turchia tutti i contadini iniziarono a coltivare. Oggi a Lazarat sembra che stiano mettendo a punto delle tecniche di alta tecnologia agricola, serre per far crescere le piante in primavera prima di piantarle sul terreno.
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