Costrette a prostituirsi in una casa: cosa sappiamo del blitz dell’Arma a Trieste

Sequestrato un appartamento, in manette un 55enne cinese con la connazionale indagata: la scorsa estate erano stati chiusi due centri massaggi a luci rosse

Maria Elena Pattaro
L'operazione dei carabinieri
L'operazione dei carabinieri

Costrette a prostituirsi con turni massacranti e compensi irrisori. Un arresto, una denuncia a piede libero, una giovane donna liberata dalla tratta e sigilli a una casa di appuntamenti gestita da cinesi in via Boccaccio, nella zona della stazione.

È il bilancio dell’ultimo colpo assestato da Carabinieri e Procura allo sfruttamento della prostituzione. In manette è finito un 55enne cinese, presunto “protettore” delle ragazze, mentre per la complice – coetanea e connazionale – è scattata la denuncia in stato di libertà. La giovane prostituta cinese trovata all’interno dell’appartamento è stata accompagnata in una località protetta e indirizzata a un programma di protezione sociale, in modo che possa voltare pagina.

Sfruttamento della prostituzione a Trieste: l'operazione dei carabinieri

Dopo i recenti sequestri dei centri massaggi cinesi in via Flavia e via San Francesco, il 28 novembre è scattato un nuovo blitz. Perquisizioni a casa dei due indagati e poi all’interno del locale a luci rosse, rivelatori un covo dell’attività illecita. Si tratta di un appartamento al civico 10 di via Boccaccio, riconvertito a casa di appuntamenti. Nell’elegante palazzo si consumavano incontri di sesso a pagamento e a farne le spese erano giovani donne cinesi, attirate in Italia da connazionali con la promessa di un lavoro sicuro e successivamente intrappolate nelle stanze a luci rosse. Qui erano costrette a vendere il proprio corpo ogni giorno a decine di clienti, vivendo «in condizioni precarie e private di ogni libertà personale», spiegano gli inquirenti in una nota.

L’indagine, condotta dai Carabinieri della Sezione Operativa di via Hermet coadiuvati dai colleghi di Scorcola e San Dorligo e diretta dal pm Federico Frezza, è stata avviata a inizio autunno. Ed è lo sviluppo dell’inchiesta che aveva portato, in estate alla chiusura dei centri massaggi di via Flavia e di via San Francesco. Qui i militari dell’Arma avevano documentato l’attività illecita e avevano sequestrato locali, cellulari e contanti. Nei guai erano finite due maîtresse cinesi di 47 e 57 anni, denunciate a piede libero per sfruttamento della prostituzione. Stavolta, oltre alla denuncia a carico di un’altra maîtresse, c’è stato anche l’arresto di un uomo. Sale duneque a quattro il numero di indagati.

Questa seconda fase dell’indagine ha permesso di dimostrare che la coppia indagata affittava gli immobili adibiti agli incontri sessuali, controllavano la prostituta di turno e organizzavano gli appuntamenti hot. Come? Pubblicando gli annunci online e gestendo telefonate, incontri e il flusso di denaro in entrata. Nell’attività di prostituzione “indoor” si alternavano ogni mese parecchie donne.

«Continua l’attività di repressione dell’odioso fenomeno dello sfruttamento della prostituzione cui sono sottoposte donne di nazionalità cinese, da parte della Sezione Operativa in continuità alla precedente attività investigativa – si legge nel comunicato diramato dagli inquirenti –. Nel corso delle investigazioni condotte dai militari dell’Arma, non sono mai stati registrati episodi di violenza brutale ed eclatante, né vi è mai stata alcuna ribellione da parte delle donne, ma vi era comunque alla base un grave sfruttamento delle stesse, alle quali venivano imposti turni di “lavoro” pesantissimi (senza mai uscire nemmeno per i pasti), e con corresponsione di compensi irrisori».

Nel corso del blitz all’interno della casa di appuntamenti, scattato la settimana scorsa, è stata anche identificata e liberata una donna di nazionalità cinese. Grazie ai collaboratori del progetto di accoglienza “Stella Polare”, realizzato nell’ambito della rete regionale “Fvg in rete contro la tratta”, la ragazza è stata accompagnata in una località protetta e le è stato offerto di aderire ad un programma di protezione sociale.

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