Shopping, arrivano i russi «Ma è solo mordi e fuggi»

Sono clienti facoltosi che puntano alle grandi firme. E c’è chi si è attrezzato con una commessa madrelingua. «Ora strategie per trattenerli qui più giorni»
Di Laura Tonero
Silvano Trieste 13/04/2013 Il negozio, Max Mara di Corso Italia
Silvano Trieste 13/04/2013 Il negozio, Max Mara di Corso Italia

Madrelingua russa, preparata professionalmente, alta, bionda. È la nuova commessa del negozio di abbigliamento femminile di Max Mara che l’azienda ha deciso di assumere proprio per far fronte al crescente afflusso di clienti provenienti dall’ex Unione Sovietica. I russi arrivano a Trieste durante i loro soggiorni in Austria, Slovenia e Croazia. La nostra città è la loro prima sosta in Italia per poi proseguire verso Venezia o la Toscana. Qui cercano i marchi del lusso, soprattutto in campo femminile. «Sono degli ottimi clienti, selettivi – spiega Martina Serli, contitolare di “Roseserli” di corso Italia che propone marchi prestigiosi come Givenchy, Stella Mc Cartney, Fendi o Miu Miu –, peccato ne arrivi una percentuale decisamente inferiore rispetto alle potenzialità».

I gestori dei negozi che trattano le firme più esclusive della moda riferiscono che «i russi rappresentano una boccata di ossigeno per il commercio triestino che, soprattutto nel campo dell’abbigliamento, ormai non riesce a sopravvivere con i soli acquirenti triestini». «I loro arrivi in città sono purtroppo mordi e fuggi - assicura Annalisa Godina –, ho un indirizzario e i riferimenti di 250 clienti internazionali che chiedono la fattura per l’esportazione e nessuno di loro soggiorna in città». Raggiungono Trieste, fanno tappa in 5 selezionati negozi, al massimo si fermano per il pranzo, e poi rientrano negli alberghi di lusso dei paesi oltre confine o optano per visitare un’altra città italiana. Uomini e donne, talvolta con figli, ma intenzionati ad acquistare prevalentemente abbigliamento e accessori come borse e scarpe femminili. «Le stesse case di moda hanno ormai aperto importanti negozi anche in Russia, ovviamente - spiega Godina –, ma loro preferiscono il gusto e le scelte da campionario dei “buyers” italiani e poi i prezzi qui per loro sono più convenienti». Le possibilità economiche di questi clienti sono elevate. Non battono ciglio di fronte a una borsa Chanel vintage da migliaia di euro. Non si scompongono quando il conto supera i tre zeri. Il rammarico dei commercianti triestini è quello che la città non faccia nulla per gestire questo business, questa potenzialità che, in mancanza di altri sbocchi economici, potrebbe sfruttare. «Ho avanzato parecchie proposte per trattenerli in città almeno un paio di giorni – riferisce Godina –, per far sfruttare l’affare ad altre categorie ma non sono mai stata ascoltata». «Senza tener conto – aggiunge – che oramai noi commercianti non riusciamo più a capire chi sia essere il nostro interlocutore istituzionale». Idee come quella di offrire loro un tour enogastronomico, culturale e magari anche una babysitter che intrattenga i loro bambini mentre loro si dedicano allo shopping non sono mai state raccolte. «Non è mai stata studiata la possibilità di proporre loro dei pacchetti – valuta Serli - che includano una serata a teatro, un pomeriggio di acquisti e una cena raffinata. Non sfruttiamo le nostre potenzialità».

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