Sicurezza sul lavoro, Fiom: «Dopo il tavolo zero novità sugli ispettori di rinforzi»

Il segretario Orlandini a margine di Tracciare futuri: «Nel 90 per cento dei casi le responsabilità degli incidenti sono delle aziende». Una statistica «devastante», se si considera che in Italia ancora si assiste a tre morti al giorno sul lavoro

Tiziana Carpinelli
Michele Orlandini al forum sui rischi e sulle paure legate al lavoro (foto Bonaventura)
Michele Orlandini al forum sui rischi e sulle paure legate al lavoro (foto Bonaventura)

Ospiti Ashiqul Islam, cittadino di origini bengalesi, e Francesco Vallon, triestino, due giovani vittime di gravi infortuni sul lavoro avvenuti in città rispettivamente il 19 gennaio 2024 all’interno dello stabilimento Fincantieri e il 31 gennaio 2017 al Cantiere Alto Adriatico di via Timavo, quando avevano solo 23 e 22 anni, il festival tra tre Comuni “Tracciare futuri” ha posto il tema della sicurezza negli ambiti professionali.

La Fiom

Lo ha fatto alla presenza del segretario provinciale della Fiom Cgil Michele Orlandini, mettendo anche in evidenza preoccupazioni sulla carenza degli organici ispettivi. È stato lui a ricordare, secondo quanto emerso al tavolo prefettizio sul lavoro di marzo, che il dato appreso in quella sede assegna «nel 90% di casi alle aziende le responsabilità degli incidenti». Una statistica ai suoi occhi «devastante», specie se si considera poi, da report Inail, che in Italia ancora si assiste a tre morti al giorno sul lavoro, definiti «un’ecatombe».

Nel manifatturiero, certo, ma in via sempre più acuta anche nel settore agricolo, dove lo sfruttamento «è più accentuato». Unica via di soluzione, «una cultura che deve partire dalla prevenzione». Ma per portarla avanti non possono, appunto, mancare le figure-chiave. «Bisogna insistere», ha scandito, «nel rafforzare gli elementi investigativi e di contratto». Non si può fare questo senza «cambiare rotta e politica», altrimenti si continuerà ad assistere «ad aziende che, quasi dei mecenati, insistono molto sulla sicurezza e ad altre che, invece, per contenere i costi la sacrificano». Tuttavia «non può essere un argomento da serie A e B».

Il vulnus

E, a distanza di sei mesi, ci sono notizie sulle richieste formulate dai sindacati tutti, non solo la Cgil, sul personale sanitario?

«A noi non è stato comunicato alcun rafforzamento di organico del personale ispettivo», ha replicato a margine Orlandini. Nota positiva: nell’Isontino, la statistica degli infortuni «ritrae per ora una tendenza numerica inferiore rispetto al 2025, ma è ancora presto per bilanci: si deve attendere l’Inail a fine anno».

La mattinata

Stavolta “Tracciare”, al giro di boa della quinta edizione, ha avuto come focus il tema della paura, in varie declinazioni. In quella sul lavoro, con il tavolo di cui si è qui scritto e che ha visto la partecipazione inoltre della capogruppo di Mcs Cristiana Morsolin, Vallon ne ha sottolineato «l’attualità, legata ai decessi di Roma e Ancona».

«Spesso la paura, che non ha una connotazione prettamente negativa, perché è quel riflesso per il quale scappi se incontri un orso, non viene avvertita da chi è al lavoro: c’è la percezione di un rischio inesistente», sempre il trentenne triestino. Per Islam ha parlato invece il suo consulente legale Armando Zamparo: «Viene prima il bene economico o la salute? È un tema che interroga a partire dai fatti nazionali, vedi Taranto».

«Ad Ashiqul è successo un infortunio», ha proseguito Zamparo, «per quale motivo? L’azienda, a nostro avviso, avrebbe dovuto far rispettare un divieto di lavoro in quel settore quando il vento supera i 77 chilometri orari, tuttavia chi avrebbe dovuto dirlo? Rilevati rimpalli».

«Si capisce che la concorrenza asiatica porti a ridurre i costi», ha concluso, «ma non può avvenire sulla parte operaia: il 50% degli addetti come Ashiqul non è adeguatamente formato». Così il rischio, ai suoi occhi, è «un’invalidità per la vita», come con l’assistito Islam, rimasto schiacciato da una passerella.

 

Riproduzione riservata © Il Piccolo