Silenzio e amarezza: «Scippato un gioiello da 800 parti l’anno»
il trasloco
Amarezza, ieri, a Palmanova, davanti all’ingresso che porta al reparto di ginecologia e pediatria dell’ospedale. Sullo sfondo i furgoni dell’azienda di traslochi, con gli addetti che caricavano materiale diretto a Latisana. In primo piano, due striscioni: “Oggi avete deciso di chiudere un’eccellenza nazionale senza ascoltare i medici, i sindaci, la legge. I cittadini ricorderanno l’ingiustizia” e “Grazie ai medici, agli operatori, ai cittadini! Continueremo a denunciare questa ingiusta chiusura”. Quasi a rispondere ai manifestanti, dal terrazzo al primo piano dell’ospedale un lenzuolo riportava “Grazie per il supporto!”. Un’ottantina le persone presenti. Tra loro i rappresentanti di 8 amministrazioni comunali con la fascia tricolore, a prendere atto della chiusura del punto nascita, scelta più volte definita scellerata e irrazionale. «Oggi – ha detto per il Comune di Palmanova, l’assessore Luca Piani – è un triste giorno, per la nostra città e per la Bassa friulana. Si chiude un reparto d’eccellenza e si toglie un servizio basilare ai cittadini. Viene chiuso un punto nascita con quasi 800 parti all’anno, il solo che cresce in regione, per riaprirne uno che non raggiungerà i limiti di legge, affermandosi ben sotto ai 400 nati. La nostra lotta non finisce qui. Continueremo a batterci per il potenziamento dell’ospedale e per la riapertura del punto nascita. La giornata di oggi è una sconfitta per il territorio e per la politica, che dovrebbe essere dialogo, concertazione e ascolto ma tale non è stata. La scelta fatta non ha tenuto conto dei pareri dei medici, dei sindaci, della gente e neppure della normativa».
Assieme al comune di Palmanova, i rappresentanti di Bagnaria Arsa, Torviscosa, Ruda, Romans, Terzo, Aiello e Campolongo Tapogliano con la fascia tricolore. Chi evidenzia come questa sia una perdita per l’intero territorio, chi rimarca come sia arduo raggiungere Latisana con i lavori in corso in autostrada e le altre arterie intasate, chi parla di una scelta calata dall’alto «senza logica, senso pratico e sicurezza». C’era anche il Comitato per la sanità pubblica nella Bassa Friulana e nel Friuli Orientale, a segnalare quanto incomprensibile appaia alla gente questa scelta. Alcune ex dipendenti del nosocomio hanno osservato: «Per 30-40 anni abbiamo lavorato con il cuore per far crescere quest’ospedale. Lo sentivamo nostro, orgogliose dei risultati che raggiungeva. Oggi abbiamo la sensazione che questo sforzo sia stato buttato al vento». Una mamma al sesto mese di gravidanza ha detto: «La scorsa settimana ho voluto andare a vedere l’ospedale di Latisana e la strada per raggiungerlo. Con tutto il tempo che ci ho messo per arrivarci, ho deciso che nei prossimi mesi mi farò seguire a Udine». In ginecologia e pediatria gli addetti al trasloco spostavano scatoloni, trasportavano armadi, sgomberavano stanze. In ostetricia un solo vagito, quello di Chiara, nata lunedì, 12 minuti dopo mezzanotte, un paio di settimane prima del termine previsto. «Voleva nascere qui, dove siamo stati splendidamente seguiti», ha commentato il papà con gioia.—
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