Sindaci imbarazzati: «Chiesta solo chiarezza Niente di personale»

Il consigliere regionale dem Diego Moretti: «È evidente che qualcosa deve essere accaduto visti gli ultimi sviluppi sulla società in house»



C’è imbarazzo, più che soddisfazione. Nell’apprendere dell’autosospensione da delegato del Comune in Irisacqua di Dario Obizzi, assessore alle Società partecipate, i sindaci degli undici Comuni di centrosinistra firmatari della lettera aperta rivolta ai vertici della società in house appaiono per lo più sorpresi.

Se il primo cittadino di Romans, Davide Furlan, ha preferito non commentare la notizia limitandosi a dire che le carte sono in mano alla Procura della Repubblica e che se ne deve occupare chi di dovere, la collega di Gradisca, Linda Tomasinsig, osserva: «Con quel documento non chiedevamo la sospensione, chiedevamo di convocare un’assemblea per capire cosa stava succedendo. Non è questo ciò che volevamo; noi vogliamo solo chiarezza per il bene della società. Dal momento che non c’era nessun attacco politico e nemmeno personale, ma solo una richiesta di chiarezza, non possiamo certo essere soddisfatti per questa autosospensione». I concetti espressi da Tomasinsig, in qualche modo, sono ripresi dal sindaco di Savogna d’Isonzo Luca Pisk che, oltre a ribadire che non si è trattato di un attacco personale o politico, aggiunge: «Non posso sbilanciarmi sui motivi che lo hanno spinto all’autosospensione, ma penso che Obizzi si sia sospeso solo per permettere gli accertamenti necessari».

Flavia Viola, primo cittadino di Villesse da ottobre, ricorda che la richiesta di chiarezza era un atto dovuto, ma non nasconde che l’intera situazione le lasci l’amaro in bocca. «Prima di parlare aspetto di vedere i documenti», sintetizza. Cauto anche il sindaco di Mariano Luca Sartori: «Ne dobbiamo discutere in assemblea e solo allora trarremo delle conclusioni».

Più tagliente il consigliere regionale del Pd Diego Moretti: «Fino a ieri era tutto tranquillo, ora Obizzi si autosospende: prendo atto che evidentemente quello di cui si parla non è proprio così banale. Lui non è né il primo né l’ultimo avvocato a occupare quel ruolo, ma è anche assessore. La sensazione è che il documento, più che rivolto a lui, fosse un messaggio ai sindaci che detengono le quote più importanti della società. I Comuni chiedono di finirla con i giochi di potere perché di mezzo ci vanno le partecipate. L’organismo di vigilanza? Non poteva fare finta che non ci fossero le segnalazioni. Qualche problema, in somma, la questione la pone». —

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