Sissa, il prof. Sanguinetti: «Indice Rt solo per decidere le chiusure»

Lo sostiene il docente della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati: «Per riaprire conta invece l’efficacia dei servizi di tracciamento»
Lasorte Trieste 12/12/20 - Negozi, Shopping, Acquisti di Natale, Sabato
Lasorte Trieste 12/12/20 - Negozi, Shopping, Acquisti di Natale, Sabato

TRIESTE Molte cose sono già cambiate, nel bene o nel male, il lavoro, la scuola, lo shopping non sono più attività da svolgersi prevalentemente in presenza e ci prepariamo tutti ad un Natale diverso. A scandire questa nuova normalità, l’indice Rt: lo sentiamo nominare ogni giorno e ci dice in pratica, quanto è contagioso il virus. Ma attenzione: in relazione all’applicazione delle restrizioni sociali e con uno scarto di almeno una settimana rispetto all’oggi.

Guido Sanguinetti, professore di Fisica Applicata e chair of data science alla Scuola Internazionale di Studi Superiori Avanzati (Sissa) a Trieste, laurea in fisica all’Università di Genova e dottorato in matematica dall’Università di Oxford, è stato anche docente di informatica alle università di Sheffield e poi Edimburgo, ci spiega perché l’indice Rt da solo non è sufficiente per abbassare la guardia in vista del Natale. Dichiara: «Rt è un indice importante per decidere quando chiudere, ma è del tutto irrilevante per decidere quando riaprire; altre statistiche che misurano l’efficacia dei servizi di tracciamento sono quelle che andrebbero considerate per riaprire. Rt ha ricevuto un’attenzione spropositata negli ultimi tempi».

Professor Sanguinetti cos’è l’indice di contagio Rt?

L’Rt è in pratica un tasso di contagiosità che ci dice quante persone vengono in media contagiate da una sola persona in un determinato periodo di tempo e in relazione alle restrizioni sociali messe in atto, ad esempio il lockdown o le zone gialle, arancioni e rosse. Se è maggiore di 1 vuol dire che il numero dei nuovi infetti cresce in maniera esponenziale, se minore di 1 invece il numero di nuovi casi inizia a diminuire rapidamente.

Da cosa dipende Rt?

Sostanzialmente da tre fattori: la virulenza del virus; il numero di contatti che abbiamo in media; il numero di persone già immuni tra quelle con cui veniamo in contatto che tende a crescere in maniera naturale con il progredire della pandemia, poiché molti individui hanno già contratto il virus acquisendo l’immunità.

Come viene calcolato?

È calcolato solo sul numero dei sintomatici, non vengono presi in considerazione gli asintomatici che, come sappiamo, costituiscono una grande fetta dei positivi. Considerati gli inevitabili ritardi dei tracciamenti e l’incubazione lunga della malattia, l’indice fotografa la situazione con almeno una settimana, dieci giorni di scarto ed è dunque legata alle misure restrittive in atto in quel determinato momento.

Perché non può essere l’unico parametro da prendere in considerazione per riaprire?

Rt è un indice importante per decidere quando chiudere, ma è del tutto irrilevante per decidere quando riaprire; altre statistiche che misurano l’efficacia dei servizi di tracciamento sono quelle che andrebbero considerate per riaprire. Rt ha ricevuto un’attenzione spropositata negli ultimi tempi. Quando vengono imposte le restrizioni, naturalmente l’Rt scende poiché riduciamo i nostri contatti. Ma se le restrizioni non vengono applicate sufficientemente a lungo in modo da ridurre significativamente l’incidenza, Rt poi ritornerà prontamente ai livelli precedenti.

Qual è la situazione in Fvg?

Nonostante l’esperienza della prima ondata, siamo solo a metà della seconda e abbiamo già, nella nostra regione, il doppio dei decessi registrati nella prima ondata. I modelli matematici, e il buon senso, indicano che se andiamo a fare shopping di massa in una situazione in cui magari anche Rt è sceso sotto 1, il pericolo grosso è che, non solo a gennaio, ma addirittura prima, si assista ad una recrudescenza del virus.

Come esperto di modelli matematici, sta portando avanti qualche progetto particolare legato alla pandemia?

Insieme all’Università di Trieste e a SWG, con il contributo della Regione, stiamo costruendo un modello virtuale del Friuli Venezia-Giulia per capire dove le persone si sono incontrate e infettate di più. L’obiettivo è comprendere quali sono gli effetti della chiusura di determinate attività e allo stesso tempo conoscere le categorie professionali più a rischio, da immunizzare e proteggere per prime. Ad esempio, se scoprissimo che i lavoratori del supermercato sono particolarmente centrali nella diffusione dell’epidemia, i decisori politici avrebbero in mano uno strumento per decidere ad esempio di distribuire a questa categorie mascherine fpp2. –




 

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