Slovenia, positivo un tampone su tre. Croazia, pochi farmaci in ospedale

ZAGABRIA. Sembrava che qualche cosa si fosse sbloccato nei giorni scorsi, ma evidentemente i fornitori di medicine e di attrezzature sanitarie hanno fermato qualsiasi consegna ai nosocomi della Croazia, in pratica senza soldi. E in piena epidemia da Covid-19 una situazione del genere suona un po’ come la marcia funebre del sistema sanitario nazionale. La tragica riprova di quanto appena annunciato giunge da Zara e dal suo ospedale.
È la storia surreale di un ammalato di cancro al quarto grado al cervello. «Mio padre - racconta il figlio al quotidiano Slobodna Dalmacija - ha il glioblastoma. Avrebbe dovuto iniziare il quarto ciclo di terapia la scorsa settimana, ma a causa del suo non ottimale quadro sanguigno, la somministrazione della terapia è stata posticipata a lunedì (2 novembre). Mezz'ora prima di recarsi in ospedale per le medicine, ci hanno chiamato dal Dipartimento e hanno detto che non poteva ottenere le medicine perché l'ospedale era in debito e non aveva soldi per ottenerle». Agghiacciante. E basta. E tutto questo anche perché le risorse vengono convogliate tutte nella lotta al Covid-19, cosicché le patologie “normali” sono in pratica accantonate. Assieme ai pazienti.
Se a questo sommiamo i contenuti della denuncia anonima di un medico dell’ospedale Dubrava di Zagabria che parlava di pazienti senza cibo per tre giorni oppure nudi sulle lettighe per più di 72 ore (e qualche cosa di vero ci deve essere stato se immediatamente dopo la visita in ospedale degli ispettori del ministero della Salute sono stati licenziati in tronco il direttore di Dubrava e l’intero cda) potremmo dire che malasanità più pandemia sono un esplosivo micidiale.
Croazia dove ieri, sul “terreno”, sono stati segnalati 2.480 nuovi contagi in 24 ore su 9.206 tamponi effettuati. Le persone decedute per Covid-19 sono state 26: numeri lievemente più contenuti di quelli dei giorni scorsi. L’area più colpita resta quella di Zagabria con 677 nuovi infetti molti dei quali sono studenti universitari o alunni delle medie e superiori. Un focolaio, quello della capitale, che sembra impossibile arginare.
In Slovenia, invece, il premier Janez Janša è nuovamente apparso sulla Tv di Stato per rivolgere un appello alla nazione. Per la seconda volta in un mese, il primo ministro si è rivolto ufficialmente ai cittadini della Repubblica di Slovenia. Ancora una volta, si è concentrato sulla pandemia da coronavirus. «La situazione è molto grave e non ha senso abbellire nulla». Ha annunciato mesi difficili.
«L'inverno è davanti a noi», ha proseguito ricordando che l'Australia ha appena sopportato l'epidemia invernale. «Qui accadrà qualcosa di simile - ha detto Janša - questo sarà un enorme test per l'umanità nel suo insieme». Poi arriva un Janša più politico che è quello che invita «varie persone influenti», che affermano che il governo sta prendendo misure per intimidire le persone, a fermarsi. «Sfruttare la crisi sanitaria globale per la demolizione è un abuso di angoscia, è una cosa inutile da fare».
Ma la “paura” menzionata dal premier non sta in una norma che chiude i negozi o vieta lo spostamento tra i comuni, la paura è quella di una strisciante “orbanizzazione” delle istituzioni repubblicane della Slovenia (svolta sovranista alla magiara), approfittando della pandemia globale e dello stato di allarme nel quale si è costretti a vivere e dove ci si potrebbe anche assuefare all’assenza di quelli che prima del Covid-19 si ritenevano principi democratici inalienabili.
Dal punto di vista sanitario, infine, Janša ha ammesso che quello della Slovenia non è certo il sistema più perfetto al mondo, ma ha anche precisato che chi vi opera ha dato, dà e darà tutto per garantire la salute alla popolazione e a nessuno mancheranno mai le cure necessarie. Intanto nelle ultime 24 ore i nuovi contagi nel Paese sono stati 2.027 su 6.311 tamponi eseguiti, vale a dire che ben il 33% dei test è risultato positivo. «Non possiamo permetterci di abbassare la guardia - ha detto il portavoce del governo Jelko Kacin - né è giunto ancora il tempo per allentare le norme anti-Covid». E il virus si espande tra il governo: positivo, dopo quello degli Esteri Logar, anche il ministro dell’Ambiente Andrej Vizjak.
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