Sono 5 gli alberi monumentali mentre il Bobolar è declassato

Se le ultime ferite inferte dall’età costano al Bobolar di Staranzano anche il declassamento da parte della Regione da albero monumentale a “notevole”, Monfalcone entra nello speciale elenco di tutela con cinque essenze arboree di pregio. Sono quelle segnalate già da un paio d’anni dal Comune, ma non solo, e sono tutte di specie diverse.
Nell’elenco aggiornato in questi giorni dall’amministrazione regionale, in seguito ai sopralluoghi e misurazioni effettuati dopo le richieste di riconoscimento, ci sono il leccio della scuola primaria Duca d’Aosta, l’ippocastano di sul retro del mercato coperto di via della Resistenza, coevo del Cotonificio triestino, il cedro del Libano all’interno dell’area del magazzino comunale di via della Marcelliana, indicati dal Comune, ma anche un bagolaro e un gelso bianco in via Re Teodorico.
Del leccio della d’Aosta, 90 anni nel 2021, è stato valutato il pregio paesaggistico e il valore storico, culturale, mentre dell’ultracentenario ippocastano l’età e le dimensioni (oltre 3,5 metri di diametro e 28 metri di altezza), il valore ecologico e quello paesaggistico. Il cedro del Libano è stato premiato non solo per le dimensioni (5,25 metri di diametro per uno sviluppo verticale di 17 metri), ma anche per la forma e il portamento, per essere una vera e propria architettura vegetale e per il pregio paesaggistico. Tutti elementi che lo accomunano anche con il gelso bianco di via Re Teodorico, che aggiunge al suo curriculum però pure il valore storico e culturale. Del bagolaro, alto 25 metri e con un fusto dal diametro di vicino ai 3 metri, è stato riconosciuto infine il pregio paesaggistico, oltre che le dimensioni.
«Per noi è una grandissima soddisfazione», afferma l’assessore all’Ambiente Sabina Cauci, ricordando come tutto sia partito dalla passeggiata “Andiamo a misurare gli alberi”, organizzata nella primavera del 2018 dall’assessorato assieme al maresciallo del Corpo forestale regionale Paolo Lenardon. «L’inserimento consentirà di accedere a fondi regionali per la manutenzione ottimale di questi alberi eccezionali – aggiunge Cauci –. Nel prossimo futuro abbiamo quindi come obiettivo di includervi anche l’imponente salice di Panzano, all’incrocio tra via dell’Agraria e via Gorizia».
Se l’ippocastano coevo del Cotonificio triestino è stato con tutta probabilità piantato nel 1884, il leccio del giardino della vicina scuola Duca d’Aosta è stato messo a dimora nel 1931, seguendo gli ordini impartiti dal Duce a seguito della improvvisa morte del fratello minore Arnaldo. La disposizione prevedeva che si piantasse una quercia nel giardino della scuola elementare più importante di ogni paese. Monfalcone rispose con la piantumazione di un bel Quercus ilex, tuttora florido nonostante gli anni passati e una terribile gelata con galaverna a metà degli anni ’60.
È però soprattutto il cedro del Libano che troneggia nello spazio ora del magazzino comunale di via della Marcelliana a potersi fregiare del titolo di monumentale, perché il bellissimo esemplare, purtroppo “invisibile” ai monfalconesi, se non in occasioni speciali, ha dimensioni e un’architettura a dir poco ragguardevoli. —
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