Sovranisti, pressing di Varsavia su Lubiana per riscrivere la Convenzione di Istanbul

il caso
Mauro Manzin / LUBIANA
Dalle strategie occulte tessute nel backstage del recente Forum strategico di Bled tra sherpa e alti funzionari governativi, dove il Gruppo di Višegrad l’ha fatta da padrona con la presenza di tre premier su 4 (Polonia, Ungheria e Cechia), qualcosa sta uscendo allo scoperto, qualcosa che però non vuole le luci della ribalta, bensì si muove tra le pieghe dell’intreccio diplomatico. A muovere la pedina sulla scacchiera geopolitica è stata la Polonia il cui ministro della Giustizia Zbigniew Ziobr ha inviato una lettera al governo della Slovenia in cui si invita gli “amici” della coalizione guidata dal premier Janez Janša (destra populista) a disconoscere la Convenzione di Istanbul, sottoscritta peraltro a suo tempo da Lubiana, per convergere invece su un nuovo documento in fase di preparazione, documento che esalterebbe i tradizionali valori di vita, famiglia e patria.
La Polonia già a luglio ha resa nota la sua volontà di uscire dalla Convenzione di Istanbul determinando la reazione contraria dell’Unione europea, del Consiglio d’Europa ma anche dall’opinione pubblica interna che ha dato vita a manifestazioni di protesta invarie città polacche. Tra le proposte contenute nella missiva di Varsavia da inserire nel futuribile documento anti Convenzione di Istanbul ci sono la protezione contro la corruzione morale dei bambini, la definizione di bambino in conformità con la Convenzione delle Nazioni Unite del 1989, ma contando la sua età dal concepimento, il che potrebbe portare a un'ulteriore considerazione e cioè sul divieto di aborto. La definizione di famiglia sarebbe quella costituita solo da padre, madre e figlio o figli, niente single o famiglie dello stesso sesso. Il matrimonio dovrebbe essere possibile solo tra un uomo e una donna. Chiara la “filosofia” che sottende la presa di posizione del ministro della Giustizia polacco, una lettura tradizionalista, sovranista e chiaramente di destra.
Il ministero della Giustizia polacco ha proposto che la Slovenia prepari il testo di una nuova convenzione, che sarà poi sottoposta per la firma e la ratifica a un gruppo di destinatari sulla scena internazionale, molto probabilmente sostenitori autocratici conservatori e di destra che si sono riuniti al Forum strategico di Bled all'inizio di questa settimana. Nelle ultime settimane, Ziobr ha pubblicamente definito la Convenzione di Istanbul come «un'invenzione femminista che cerca di giustificare un'ideologia omosessuale». Ora la Polonia sta chiaramente cercando sostegno in Paesi che stima di avere persone che la pensano allo stesso modo nei loro piani. Per gran parte della società slovena (liberale), unirsi a questa linea di valori polacca sarebbe certamente un passo indietro nel raggiungimento degli standard dei diritti umani, dell'uguaglianza di genere, della protezione dei diritti delle donne.
La Convenzione di Istanbul è anche un'importante fonte giuridica per la Corte europea dei diritti dell'uomo. «Non vedo motivo per ritiraci dalla convenzione. Qualsiasi deviazione da esso sarebbe irresponsabile», ha già avvertito il difensore civico Peter Svetina, come riportato dal quotidiano di Lubiana Delo. Il possibile ritiro della Slovenia da questo documento di diritto internazionale è una questione che verrà affrontata dalla coalizione di Janez Janša. L'attuazione più attiva della strategia di politica estera, in cui è scritto che i Paesi dell'Europa centrale costituiscono il primo ciclo di cooperazione per la Slovenia, influenzerà anche altri ambiti della vita della Slovenia? Avvicinerà ancora di più Lubiana al Gruppo di Višegrad? Alcuni deputati del Partito democratico di Janša (Sds) hanno già espresso pubblicamente il loro sostegno al ritiro dalla Convenzione di Istanbul. Ma la proposta della Polonia di definire il bambino, nel nuovo documento congiunto dei firmatari conservatori, dal concepimento in poi, potrebbe cadere su un terreno fertile in casa Nuova Slovenia (Nsi- cattolici di destra), che ha scritto tra i suoi valori fondamentali che «la concezione cristiana del mondo e dell'uomo obbliga a proteggere la vita umana dal concepimento alla morte naturale, e l'essere umano concepito ha diritto alla nascita e alla vita, e nessuno ha il diritto di decidere per suo conto sulla sua nascita o morte». Ma l’ideologia polacca potrebbe dividere la coalizione in quanto è difficile aspettarsi che simili posizioni siano condivise dalla Smc ( centro) dal Partito dei pensionati (Desus). —
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