Spese allegre in Regione, parte la corsa al rimborso

TRIESTE. Cinque consiglieri del Pd risolvono in anticipo la partita con la Corte dei conti sui rimborsi “allegri” della scorsa legislatura. Pagano cifre che vanno dai 2.500 ai 6mila euro e vedono così Maurizio Zappatori, il procuratore della magistratura contabile, chiudere la loro pratica. Non è un patteggiamento, perché non si tratta di una ammissione di colpa, ma è comunque un modo per uscire dall’inchiesta e mettersi alle spalle una vicenda imbarazzante per l’intero Consiglio regionale.
Nelle scorse settimane il procuratore ha inviato l’invito a dedurre, vale a dire la richiesta di motivare obiettivi, tempi e modi dell’utilizzo dei fondi a disposizione dei gruppi e rimborsati nel corso del 2011 alla voce “rappresentanza”: da pochi spiccioli e decine di migliaia di euro. I democratici per primi hanno cercato di giustificare le singole spese ma decidono infine, almeno alcuni, di allontanare il peso della causa incombente. A raggiungere l’accordo con la Corte per l’archiviazione del fascicolo da parte del procuratore sono stati sin qui Giorgio Baiutti, Daniele Gerolin, Enzo Marsilio, Annamaria Menosso e il presidente del Consiglio Franco Iacop. Le cifre più alte sono state versate da Menosso e Gerolin, circa 6mila euro, quindi Baiutti (5.500), Marsilio (sopra i 3mila) e Iacop (attorno a 2mila).
I cinque democratici hanno ritenuto di rispondere alle contestazioni scontrino per scontrino della Corte senza però entrare nel dettaglio con nomi e cognomi delle persone con le quali hanno partecipato ad appuntamenti conviviali o altro ritenuti di rappresentanza e che invece la magistratura, che ha contestato di conseguenza il danno erariale, ha considerato essere spese irregolarmente rimborsate con fondi pubblici. Di fronte alla convinzione di Zappatori rispetto a giustificazioni parse non adeguate, Baiutti, Gerolin, Marsilio, Menosso e Iacop hanno preferito optare per una rapida risoluzione della vertenza. Hanno cioè pagato ma senza ammettere la colpa e difendendo anzi la loro buona fede nel chiedere il rimborso al gruppo per iniziative da loro valutate di stretta osservanza politica. Una sorta di “pro bono pacis” che serve appunto a chiudere il procedimento (lo fa direttamente Zappatori) senza incorrere il rischio, eventualmente, della citazione e del conseguenze processo.
Quella del Pd è una posizione peraltro differenziata. Ai cinque che hanno già pagato il conto presentato dal procuratore si potrebbero aggiungere a breve anche Paolo Menis e Sandro Della Mea, mentre gli altri chiamati in causa (il gruppo democratico contava 17 eletti nella decima legislatura) preferiscono aspettare. Tra questi pure chi come Alessandro Tesini intende resistere, mentre Mauro Travanut dovrebbe chiedere di essere ascoltato dalla Corte.
Un primo capitolo dell’inchiesta si chiude dunque già in fase preliminare. Potrebbe accadere nei prossimi giorni anche per qualche consigliere di altri partiti. Si va invece a processo, come noto, per i capigruppo di Lega Nord, Pd, Pdl, Udc, sinistra Arcobaleno e per i due membri del gruppo Misto Paolo Ciani e Alessia Rosolen. Nei loro confronti Zappatori ha infatti depositato gli atti di citazione (l’equivalente della richiesta di rinvio a giudizio nella procedura penale). C’è ora pure il calendario delle udienze. Il 14 novembre toccherà a Danilo Narduzzi (Lega), il consigliere più in difficoltà dato che la magistratura gli contesta 238mile euro di rimborsi, tutti a suo carico giacché il Carroccio non distingueva le spese eletto per eletto. Si proseguirà con Daniele Galasso (Pdl) e Gianfranco Moretton (Pd), entrambi in udienza il 12 dicembre, e si chiuderà con Edoardo Sasco (Udc), Igor Kocijancic (sinistra), Ciani e Rosolen il 16 gennaio del prossimo anno.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








