Spopola il referendum sul ritorno delle case chiuse

MOGLIANO VENETO. Sesso a pagamento come professione, “case di tolleranza” come aziende soggette a regole e tasse, stop allo sfruttamento di prostitute che vivono sulla strada senza tutele. All'annuncio di un referendum popolare per riaprire le “case chiuse”, il centralino del Comune di Mogliano Veneto (Treviso), dove le Generali hanno la direzione per l’Italia, è andato in tilt. E molti dei sindaci e dei politici che, in quelle giornate di fine luglio, hanno espresso da subito il loro appoggio alla proposta del sindaco Giovanni Azzolini hanno avviato in un batter d'occhio la raccolta firme nei loro comuni. Dal Nord, al Centro, al Sud Italia, le amministrazioni e i cittadini stanno manifestando interesse per l'iniziativa, partita dal Veneto, che porterebbe a una modifica parziale della Legge Merlin, entrata in vigore nel 1958 per abolire le case di tolleranza e lo sfruttamento della prostituzione.
«Ogni giorno aderiscono nuovi comuni – afferma soddisfatto il sindaco proponente Giovanni Azzolini – E siamo vicini alla soglia delle 60 mila firme raccolte». «Continuo a ricevere chiamate di sindaci, assessori e politici interessati ad aprire i banchetti nelle loro città – aggiunge – Mi auguro di portare alla luce questo referendum: i presupposti, per il momento, sono buoni». Entro il 30 settembre 2013, come prevede l'iter, dovranno essere raccolte almeno 500mila firme valide, grazie alle quali, superato il giudizio di legittimità della Corte suprema di Cassazione, potrà essere avviata la riforma referendaria, il cui percorso è iniziato il 27 luglio scorso con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. «In Veneto stanno aderendo molti piccoli comuni del padovano, del veronese, del vicentino. I comuni capoluogo, invece, si fanno bloccare dalla burocrazia e ad alcuni di questi sono costretto a inviare personalmente i moduli per la raccolta firme – spiega ancora il sindaco di Mogliano – Sarebbe molto più semplice poter firmare online, ma nonostante il tanto decantato avanzamento tecnologico nelle pubbliche amministrazioni, da questo punto di vista dipendiamo ancora dalla stampa e dalla carta». Sperando che non sia la carenza di tecnologia a rallentare l'iter del referendum, Azzolini sta stipulando accordi con Federalberghi e Silb per portare i banchetti anche negli hotel e nelle discoteche.
I primi cittadini di tutta Italia si dividono fra chi è pienamente d'accordo con la ri-apertura delle case chiuse – e quindi con la legalizzazione del sesso a pagamento, affiancata da un registro delle prostitute – e chi non lo è ma vuole dare ai cittadini la possibilità di esprimere il proprio parere. Ieri, in Abruzzo, si è fatto avanti come convinto promotore del “sì” il sindaco di Montesilvano Attilio Di Mattia che fra le polemiche di cittadini e colleghi politici ha proposto, per la sua città, l'istituzione di “box del sesso” sulla falsa riga di quelli sorti di recente a Zurigo per esercitare liberamente la prostituzione.
In Europa sono già otto i paesi ad aver regolamentato il sesso a pagamento e si stima che oggi, in Italia, le prostitute che esercitano la professione sulla strada siano un numero compreso tra le 50 e le 70mila, con 9 milioni di clienti e un giro d’affari di oltre 20 miliardi di euro annui. «Con gli introiti delle tasse che i Comuni incasserebbero – spiega il sindaco Azzolini – riusciremmo a coprire l'intero ammontare dell'Imu sulla prima casa. Le casse pubbliche potrebbero contare sull'entrata di 4-5 miliardi di euro all'anno». Il quesito del referendum è il seguente: “Volete voi che sia abrogata la legge 20 febbraio 1958, n. 75, intitolata: "Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui"?”. Va precisato che la domanda di cancellazione non riguarda l’intera legge: l'abrogazione riguarda infatti la parte che impedisce la riapertura delle case di tolleranza, e non quella relativa allo sfruttamento. Se il referendum andasse in porto, le case chiuse riaprirebbero quindi come attività imprenditoriali ma lo sfruttamento delle prostitute sarebbe vietato.
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