Stare in corsia ai tempi del Covid Paure, fatica e aneddoti in un libro

la storia
«Una forma di terapia». È questo ad aver rappresentato per l’infermiera triestina Maria Cristina Capuano il libro da lei scritto “Eroi? No, semplicemente infermieri” (Luglio editore, nove euro), nato per raccontare la sua esperienza lavorativa a stretto contatto con il Covid, ma anche aspetti più personali come la didattica a distanza con la figlia. Da quasi 20 anni operativa nella struttura complessa di Nefrologia e Dialisi all’ospedale Maggiore e a Cattinara, Capuano opera a fianco di pazienti emodializzati, e nei mesi scorsi ha in parte seguito anche nei reparti Covid, dove erano stati trasferiti se contagiati. È in questo frangente che per Capuano è nato il bisogno di scrivere. «È la prima volta che mi cimento nella stesura di un racconto, i cui proventi verranno devoluti alla ricerca – spiega l’autrice -. Scrivere mi è sempre piaciuto sin da bambina e in questo particolare periodo ho trovato nella scrittura una forma di terapia, capace di liberare emozioni e sentimenti che mi tenevo dentro. Ho preferito vivere questa esperienza fino in fondo e quando a maggio abbiamo iniziato ad avere un po’ di respiro, ho avvertito l’esigenza di mettere nero su bianco il mio trascorso in corsia con lo scopo ben preciso di far conoscere quello che abbiamo passato fisicamente ed emotivamente». È anche così che l’operatrice sanitaria ha compreso l’importanza dei rapporti umani, in un momento in cui l’infermiere funge anche da anello di congiunzione tra pazienti e famigliari, costretti a comunicare con un tablet: «Quello che mi è rimasto più impresso di questa esperienza è il rapporto umano che si instaura con le persone. Il libro è stato terapeutico per me, ma ha voluto anche restituire dignità e rispetto ai pazienti che abbiamo assistito in diverse fasi del percorso, che poteva concludersi in maniera positiva o negativa. E ti trovi a combattere con una forza invisibile e invincibile che ti lega spontaneamente al paziente». Una riflessione poi rivolta ai “no vax”: «Alle persone che hanno perso amici, fratelli, genitori, amori senza abbracciarli, è stato tolto loro il conforto dell’ultima carezza. Chi non crede in tutto questo prima o poi dovrà tornare sui propri passi».—
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