Stazione di Mossa a rischio chiusura, polemiche

«Pochi passeggeri? I dati di Trenitalia risalgono al 2009». Il comitato di cittadini che si batte contro la dismissione della stazione di Mossa all’attacco: «Statistiche datate»
Di Francesco Fain
Bumbaca Gorizia Mossa stazione ferroviaria
Bumbaca Gorizia Mossa stazione ferroviaria

MOSSA. Pochi passeggeri. In media 22 al giorno che salgono sul treno a Mossa. E 19 a Capriva del Friuli. Ecco perché le stazioni ferroviarie dei due paesi rischiano la chiusura. Lo scrive chiaramente il “Piano regionale del trasporto”. Al paragrafo 5.1 “Progetto del nuovo modello di esercizio ferroviario” si descrivono le stazioni a rischio taglio: «Si tratta in buona parte dei casi, si legge nel documento, di fermate caratterizzate da situazioni di degrado infrastrutturale che, quindi, dovranno essere oggetto di riqualificazione a monte del loro reinserimento in esercizio». «Non è il caso della stazione di Mossa , in quanto la banchina è stata appena ristrutturata, così come le parti circostanti e l’accesso alla stessa che la rendono attraente anche soltanto sotto il profilo estetico oltre che funzionale - ha sempre ribattuto il sindaco di Mossa, Elisabetta Feresin -. Pertanto il suo mantenimento tra le fermate attive non comporterebbe aggravi particolari di spesa dovuti a investimento di natura infrastrutturale».

Allegata c’è una tabella dei treni e dei passeggeri saliti e scesi nelle fermate «temporaneamente escluse» dal nuovo assetto dei servizi: ed è proprio in questo grafico che si evidenziano i numeri sopra descritti. Ma il comitato che sta raccogliendo le firme contro la chiusura contesta con forza questi dati. «Peraltro, si tratta di statistiche datate - spiega Anita Pillinini, una delle promotrici della petizione - perché si tratta dei dati sull’offerta e sulla frequentazione redatti da Trenitalia nel... 2009. Scusate, ma nel frattempo il mondo è cambiato. Oggi, la gente utilizza di più il treno proprio a causa della crisi e dell’aumento iperbolico del prezzo del carburante. Non si può giustificare un provvedimento da prendere nel 2013 impugnando dati di quattro anni prima».

Peraltro, il comnitato di Mossa si è messo in contatto con i comitati dei pendolari nati in regione. L’obiettivo è di dare vita ad un’allenza per vedere tutelati gli interessi di chi vuole utilizzare il treno per i suoi spostamenti e per ragioni di studio o di lavoro.

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