Stop ai ferry albanesi Bibaja: «Ci rimettono 50 famiglie in città»

Un piccolo “giallo” che, probabilmente, cela più un problema di tempistica che di reale volontà polemica, dietro lo stop di fatto imposto mercoledì scorso dall’Autorità portuale al traghetto battente bandiera greca “Filippos” che fa, o per meglio dire faceva fino a mercoledì scorso, regolare spola tra l’Albania e Trieste.
È stata una e-mail di protesta inviata dall’agente locale della compagnia che gestisce il ferry, Athanasios Pappas, al vice ministro alle Infrastrutture e Trasporti Mario Ciaccia, a innescare la polemica. Questa ha posto per ora fine alla già difficile coabitazione nell’area di Molo settimo tra il “Filippos” e i ferry della Minoan Lines, anche questi supportati in riva al Golfo dallo stesso Pappas. Nella “missiva” elettronica l’agente marittimo ha in sostanza accusato l’Autorità portuale di non essersi attivata per risolvere il complicato problema di banchine libere o meno, leggi, giurisdizioni, autorizzazioni e costi di nuove strutture e di spostamento di altre, all’origine del problema del traghetto “albanese”. Della e-mail è giunta notizia alla presidente dell’Autorità proprio le stesse ore nelle quali, con altri “attori” del settore, stava trovando una soluzione-tampone per il “Filippos” in attesa del definitivo attracco allo Scalo legnami, ipotizzabile dopo una serie di lavori parzialmente a carico della stessa Autorità non prima di qualche mese.
Evidentemente per l’Ap è stato troppo ed è partita la sospensione delle necessarie autorizzazioni alle manovre d’imbarco all’Ormeggio 57 dell’area di Molo settimo.
Una precisa volontà di porre in cattiva luce l’Autorità portuale? Lo sfogo dopo un lungo periodo di difficoltà? L’intento di “provocare” l’Autorità per spronarla ad attivarsi ancora di più nella questione? Ieri non è stato possibile fare luce a riguardo, nell’impossibilità di parlare con Pappas, contattato più volte ma senza esito pratico.
In mancanza di delucidazioni da parte del diretto interessato, è Ardian Bibaja, operatore logistico albanese e da molti anni attivo a Trieste, dove supporta pure il “Filippos”, a fornire una chiave di lettura: soft, conciliante.
«Secondo me - spiega - si è trattato di un’errata scelta tempistica nell’inoltrare la mail al vice ministro. Ormai la soluzione era stata trovata, anche la mia azienda era d’accordo. Non so spiegarmi la mossa via Internet, che credo sia stata neppure opera dell’agente che lavora a Trieste ma di suo figlio, che ha uffici in Albania».
A Bibaja comunque preme sottolineare altro: «Con il blocco delle autorizzazioni ci perdiamo, economicamente, tutti. Ho già espresso all’Autorità portuale e agli altri soggetti coinvolti, come la Dogana, la Guardia di finanza, la disponibilità a concordare misure di sicurezza aggiuntive per poter ancora lavorare all’Ormeggio 57 in attesa del trasferimento a Scalo legnami. Per noi ogni altra soluzione sarebbe più onerosa».
«Resto perplesso - conclude l’operatore - del diverso “trattamento” riservato ad altri ferry ma non è questo il punto principale. Il vero problema è che se il blocco delle autorizzazioni continuerà a pagarne le conseguenze saranno, con me, circa 50 famiglie che vivono a Trieste».
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