Storia di una steppa antica chiamata Adriatico Riscoprire noi stessi lungo il Mediterraneo

Egidio Ivetic e Alessandro Vanoli parlano di un “cosa” che è la linfa della città affacciata sul punto più a Nord del Mare nostrum 

gli incontri



Il mare, Geografie, non lo poteva certo ignorare: fa parte di quella che, con un’abusata voce anglofona, viene definita la mission del festival e, nel ricordare le nostre radici, la nostra identità, la kermesse ha posto l’Adriatico e il Mediterraneo al centro con gli interventi di Egidio Ivetic e Alessandro Vanoli. Geografie nasce dal mare che qui significa, da 112 anni, cantiere navale; che qui significa affacciarsi sul punto più a Nord del mare Mediterraneo.

Ivetic che “Storia dell’Adriatico” ha scritto l’anno scorso per i tipi del Mulino (pagg. 434, euro 32). E quella che dall’autore verrà compiuta giovedì 24 settembre, alle 21, al teatro Comunale, sarà una cavalcata vera e propria lungo migliaia di anni, «da quando tra la linea delle Prealpi e l’attuale Adriatico settentrionale c’era una steppa: sì, dalla Romagna all’Istria si poteva camminare e i primi resti delle comunità risalgono a quest’epoca - dice Ivetic -. E se la Storia, per definizione, racconta degli uomini, nel caso dell’Adriatico la storia comincia quando il mare ancora non c’era: è una curiosità». Nell’anticipare la cavalcata, tra il 5 e il 4 mila a.C. troviamo poi le prime traversate almeno nelle zone più strette. «Il Mediterraneo ha l’asse latitudinale da Gibilterra verso Levante, mentre l’Adriatico costituisce quello longitudinale: a Classe, vicino Ravenna, i Romani realizzano il primo dei loro due porti militari, il secondo è a Capo Miseno, davanti a Procida. È da allora che il mare diventa importante per il controllo di tutto l’Oriente. Però, certo, l’Adriatico è sicuramente più dinamico tra il 1000 e il 1500 con Venezia che lo organizza a proprio piacimento, quale vettore per la propria politica dei trasporti. E quando il predominio della Serenissima cala, l’importanza del mare prosegue ininterrotta, fino ad arrivare a un altro grande periodo: quello di Trieste che, dal 1719 (quando la città diventa porto franco) e per tutto l’Ottocento, vede l’area giuliana in crescendo, con l’apice raggiunto nei primi anni del Novecento, quelli che precedono la Grande Guerra: con il Lloyd si raggiunge il Giappone, l’India, la Cina, mentre con Venezia oltre al Mediterraneo non si andava. Quindi, durante i due conflitti mondiali, l’Adriatico comincia a perdere un po’ di forza e ancor di più ne perde durante la Guerra Fredda». Siamo, insomma, ai giorni nostri. «Dal 1989, crollo del Muro di Berlino, l’Adriatico si è integrato, nell’ambito dei processi di allargamento dell’Unione Europea e sempre più si sta demilitarizzando: ormai ha soltanto qualche motovedetta e, da questo punto di vista, è differente dal resto del Mediterraneo, dove vediamo contrasti tra Grecia e Turchia all’ordine del giorno. Sì, Mediterraneo e Adriatico vivono situazioni politiche e geopolitiche completamente diverse».

Vanoli invece, nella sera inaugurale di domani alle 21 al teatro Comunale, ci condurrà lungo un viaggio nel Mediterraneo. Con uno sguardo alla storia e l’altro al suo complicato presente. Un viaggio che parla di barche, di mare e di coste per attraversare città antiche e metropoli moderne, porti ormai scomparsi e importanti scali commerciali. Un racconto del Mediterraneo per parlare di un grande spazio e della sua storia. Scambi e relazioni, lingue diverse e grandi civiltà, religioni e fanatismi. Una storia che si snoda attraverso un percorso fatto di città costiere. Un viaggio di porto in porto: Atene, Tunisi, Barcellona, Palermo, Istanbul...e per ogni porto l’incontro del prese con il passato. Un viaggio che vuole raccontare la nostra comune matrice mediterranea. Ricordare quanto quello spazio e la sua storia ci appartengano e ci abbiano segnato. Mostrare quanto il mediterraneo sia fatto di mescolanze e quanti tali mescolanze abbiano fatto di noi ciò che siamo. —

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