Sui dragaggi a Portorosega Polese vuole il dissequestro

L’azienda incaricata dei lavori finiti nel mirino della magistratura con otto indagati si è vista bloccare beni per 877 mila euro. E Scaramelli precisa la «Mafia bianca»
Bonaventura Monfalcone-18.06.2014 Incontro sul dragaggio-Villaggio del pescatore e Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-18.06.2014 Incontro sul dragaggio-Villaggio del pescatore e Monfalcone-foto di Katia Bonaventura



È un faldone immenso, oltre 4 mila pagine, quello dell’inchiesta conclusa dalla Procura della Repubblica di Gorizia sui lavori di manutenzione del canale di accesso del porto di Monfalcone che ha portato il pm Valentina Bossi a indagare 8 soggetti per attività di gestione illecita di rifiuti costituiti da fanghi di dragaggio in assenza di qualsiasi autorizzazione. Tra questi il direttore dell’Azienda speciale, Sergio Signore e il direttore regionale di allora del servizio tutela acqua della direzione ambiente Pietro Giust (ora in pensione) che aveva ritirato l’autorizzazione anche se i lavori poi sono stati conclusi. L’inchiesta si è chiusa a inizio agosto, le comunicazioni giudiziarie sono arrivate agli indagati. Ora si apre una fase molto complessa delle memorie difensive che richiederà del tempo visto il faldone di 4 mila pagine della procura, che dovrebbero arrivare dal giudice dell’udienza preliminare che dovrà decidere se rinviare a processo. Anche alla luce del “macigno” che pesa sull’inchiesta, il pronunciamento della Corte di Cassazione sul ricorso della Procura, dopo che il Tribunale del riesame aveva dissequestrato canale e draghe. La Cassazione ha annullato l’ordinanza impugnata dalla Procura e ha rinviato per un nuovo esame al Tribunale. Lo stesso Tribunale che si occuperà già oggi stesso di una prima tranche: il riesame chiesto dall’avvocato difensore della ditta Polese, incaricata di eseguire i lavori dopo aver vinto la gara d’appalto, Valter Buttignol. La Polese in realtà ha già pagato prima ancora che si apra il processo: alla ditta di Sacile è stato notificato un sequestro di beni per 877 mila euro (l’importo dei lavori) che l’ha portata a una procedura di concordato, a un passo dal fallimento. Già oggi si saprà che piega prende la vicenda.

Intanto a Monfalcone l’imprenditore Alessandro Vescovini della Sbe, che dopo la bocciatura del progetto Smart Gas (costata un paio di milioni di euro) ha fatto esposti che hanno portato all’apertura dell’inchiesta, si è scatenato ed è pronto a chiedere i danni. E sulla vicenda, dopo l’intervista apparsa ieri, torna anche l’ex amministratore delegato della Compagnia Portuale, Riccardi Scaramelli con alcune precisazioni. Scaramelli afferma di non aver «mai menzionato né la Azienda speciale del Porto né tanto meno la Camera di Commercio di Gorizia nell’intervista» L’ex Ad aggiunge che è stato tra l’altro: «membro del consiglio dei due istituti per diversi anni e le mie critiche e gli apprezzamenti li ho espressi nelle opportune sedi con estrema chiarezza e sempre assumendomi le responsabilità del caso».

«Tra l’altro, quando mi riferivo ai “pesci piccoli” che alla fine sono solo loro che pagano – spiega – pensavo con simpatia a quei tecnici che sono ora indagati ma che alla fine sono gli unici che hanno davvero realizzato uno spianamento che nessuno aveva saputo o potuto realizzare negli ultimi lustri e che molti benefici apporterà allo sviluppo del porto che, di fatto, è bloccato da alcuni decenni, da ben prima di quando iniziai la mia opera a Monfalcone nel luglio 2008».

Scaramelli aveva parlato di «Mafia bianca» che soffoca il porto e gli imprenditori che vogliono investire nello scalo. La sua precisazione, però, fa i conti con il recente passato dello scalo in quanto da sempre la gestione anche politica del porto, è un dato di fatto, è stata in mano all’Azienda speciale controllata dalla ex Camera di commercio di Gorizia. E dunque a chi si riferisce quando parla di Mafia bianca? Intato ieri il consigliere dem Diego Moretti ha depositato una richiesta di convocazione della Commissione consiliare infrastrutture per sentire il presidente Fedriga e gli assessori Pizzimenti e Bini sullo stato di fatto del progetto dell’escavo. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo