«Sul Cie va rispettato il no dei sindaci»
GRADISCA. Nel 2014, in risposta a una interrogazione dell’onorevole Giorgio Brandolin sulla possibilità di riaprire il Cie di Gradisca, l’allora ministro degli Interno, Alfano «mise per iscritto - come riferisce lo stesso deputato dem - che la riapertura del centro e l'ipotesi di una sua possibile destinazione all'accoglienza dei richiedenti asilo erano oggetto di un'attenta riflessione da parte del ministero dell'Interno, che non mancherà di confrontarsi con gli organi di governo locale». Ebbe, Brandolin chede oggi che nelle decisioni inerenti il futuro del Cara di Grasdisca si tenga conto di quanto il governo aveva già dichiarato. A ricordarlo, in un'interrogazione presentata al ministro dell'Interno, Minniti, e sempre Brandolin, il quale sottolinea che parlare di un'eventuale riapertura del Cie di Gradisca comporterebbe tutta una serie di problematiche». «Nel corso del tempo - ricorda- il Cie aveva ospitato non solo gli stranieri irregolari del Friuli Venezia Giulia, ma anche quelli provenienti da tutto il Nord Italia, con conseguenti problemi di sovraffollamento e negli ultimi anni di attività era arrivato a contenere anche 500 persone, oltre il doppio della sua capienza, con ricadute drammatiche sia sul territorio sia sulle condizioni di vita delle persone ospitate nel centro e degli operatori responsabili della gestione della struttura». Senza contare, ricorda ancora il parlamentare Pd, che sul funzionamento dei Cie è attualmente in corso una Commissione parlamentare di indagine, e che in caso di riapertura il Cie si troverebbe a dover convivere con l'attuale Cara che ospita a oggi più di 400 persone, causando non pochi problemi di gestione. Per questo ben quindici sindaci di altrettanti comuni isontini (Gradisca, Staranzano, Romans, Turriaco, Savogna, San Canzian, Medea, Sagrado, Farra, Mariano, Villesse, Cormons, Grado, San Lorenzo, Capriva, a cui si sono poi aggiunti i sindaci di Ronchi, San Pier e Doberdò. hanno inviato una lettera al ministero facendo presente la loro contrarietà alla ipotizzata riapertura del Cie, tanto più che al momento, afferma Brandolin «non è dato sapere le modalità di funzionamento degli ipotizzati nuovi Cie, né è dato sapere la durata massima della permanenza e neppure le modalità con le quali verranno rimpatriati gli stranieri identificati come illegali e non aventi diritto di protezione». Il deputato dem, quindi, conclude chiedendo al ministro «se non ritenga necessario ridiscutere l'ipotesi di riapertura del Cie di Gradisca, mantenendo l'attività del Cara e sviluppando invece forme alternative di accoglienza diffusa, così da non concentrare l'intera pressione dell'immigrazione irregolare in un punto solo del territorio».
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