Sulla morte della 14enne indagini della Procura

Sull’apertura del fascicolo gli inquirenti precisano: «Il nostro è un atto dovuto» La ragazza di San Lorenzo ha lasciato un biglietto. Il sindaco: «Siamo sgomenti»
Di Stefano Bizzi
Bumbaca Gorizia Aerea San Lorenzo il centro e la chiesa
Bumbaca Gorizia Aerea San Lorenzo il centro e la chiesa

SAN LORNZO. La comunità di San Lorenzo Isontino ieri si è svegliata nell’incredulità. La tragica morte della quattordicenne trovata impiccata nella propria abitazione, oltre ai familiari, ha scosso un intero paese. Perché come ha detto un residente: «Di fronte a certe notizie non si può rimanere indifferenti».

Sulla morte della ragazzina (di cui come già fatto ieri, anche oggi omettiamo le generalità) la Procura della Repubblica di Gorizia ha aperto un fascicolo. A occuparsi del caso è il sostituto procuratore Velentina Bossi. Il procuratore capo Caterina Ajello precisa però che si tratta di un atto dovuto e che, allo stato attuale dei fatti, non sembrano esserci dubbi su quanto accaduto. Dal Tribunale non trapelano dettagli sui motivi che hanno spinto la giovane a compiere quel gesto estremo. Di certo però la ragazza ha lasciato un biglietto. Sarebbero poche righe, righe che mai riusciranno a lenire il dolore di chi le voleva bene.

«Il paese - spiega il sindaco di San Lorenzo Ezio Clocchiatti - ha reagito in modo drammatico. Queste sono notizie che purtroppo viaggiano velocissime, si diffondono più rapidamente che su internet. Per dirla in due parole, a dominare in questo momento sono i sentimenti di incredulità e sgomento. Queste sono le tragedie vere. Quando ragazzi così giovani scelgono queste strade non può esserci altro che sgomento. Ora dobbiamo tenere conto della sensibilità della famiglia. Anche se vive qui da poco, non importa. Che sia un giorno, che sia un anno oppure che di anni ne abbiano passati 20 anni, non cambia nulla. Di fronte a queste cose non si può rimanere inermi».

Una scelta così estrema di un adolescente non può lasciare indifferenti e invita alla riflessione sul disagio dei ragazzi che, nonostante siano in contatto continuo con tutto il mondo grazie alle moderne tecnologie digitali, in realtà finiscono per trovarsi soli con sé stessi e non sanno come affrontare i veri problemi della vita. «Il suicidio giovanile - spiega lo psichiatra Bernardo Spazzapan - è una realtà che sconcerta sempre. Una vera prevenzione, purtroppo, non esiste. Ci sono i punti d’ascolto, ma l’iniziativa deve partire da chi subisce il disagio. Non conosco il caso specifico e quindi non posso individuare una causa, ma c’è sempre un mix di fattori alla base di queste decisioni e non è facile intervenire. Metà delle famiglie si separa, tutti hanno preso dei brutti voti nella loro carriera scolastica. Eventuali separazioni o profitti scarsi non possono rappresentare l’unico fattore di rischio».

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