Tagli alla Burgo, linea dura della Regione

Serracchiani “sfida” i vertici dell’azienda: «Sarà una partita difficilissima, non vincerete facile». Martedì confronto a Roma
Di Massimo Greco
Lasorte Trieste 13/11/15 - Piazza Unità, Presidio Lavoratori Cartiera Burgo
Lasorte Trieste 13/11/15 - Piazza Unità, Presidio Lavoratori Cartiera Burgo

Sfida alla “house of card” Burgo. La lancia il governatore Debora Serracchiani, che al gruppo cartario, reo di voler lasciare a casa 153 dipendenti sui 372 in organico a Duino, dice apertamente: «Sarà una partita durissima, non l’avrete facile».

E lo dice al termine di una giornata comprensibilmente nervosa, che ha visto uno sciopero di 24 ore, un presidio sindacale in piazza Unità, una posizione rigida e non negoziale ribadita dall’azienda, indisponibile a far marcia indietro sull’avvio delle procedure di mobilità. La strategia della Regione è incline all’intervento attivo solo in presenza di trasparenza da parte dell’interlocutore datoriale, dal quale la Giunta esige chiarezza riguardo i contenuti del piano industriale. Solo una volta viste le carte, la Regione valuterà la possibilità di finanziare eventuali iniziative nella duplice direzione della riconversione e dell’ammortizzazione sociale. Burgo si è limitata a un radicale “no comment”.

Il prossimo atto si reciterà la prossima settimana in sede governativa a Roma, dove sarà il ministero dello Sviluppo Economico a ospitare un tavolo di crisi martedì 17 novembre alle ore 11: al momento una chiusura di linea e un provvedimento occupazionale così pesante riguarda solo la Cartiera del Timavo sulle 10 realtà produttive Burgo a livello nazionale. Cartiera che in un decennio ha perso metà dei lavoratori. Per il giorno seguente è fissata un’assemblea nello stabilimento duinese.

Tornando all’appuntamento regionale, convocato ieri pomeriggio presso l’ex palazzo lloydiano, l’Amministrazione era presente con il governatore, il vice Sergio Bolzonello, l’assessore al Lavoro Loredana Panariti. Burgo ha mandato il vice delle relazioni industriali, Paolo Simonato, che già in mattinata aveva incontrato le delegazioni sindacali nella sede confindustriale di palazzo Ralli e ad esse aveva chiarito che l’azienda avrebbe proseguito sulla strada dei licenziamenti.

Non c’era invece l’amministratore delegato Paolo Mattei: secondo voci non confermate, ci sarebbe stato un diverbio acceso con il governatore, assai poco lieta di aver saputo di 153 licenziamenti dai giornali, dopo che a gennaio lo stesso Mattei aveva garantito informazione sull’evolversi della situazione industriale.

Al gran completo le organizzazioni sindacali, con i tre segretari generali Sincovich (Cgil), Brusciano (Cisl), Cinti (Uil), accompagnati dalle categorie e dalle rsu.

Secondo la nota della Regione e i racconti dei presenti, la Serracchiani ha incalzato il dirigente della Burgo, evidentemente mandato sul posto con mera funzione sacrificale, sull’assenza di un piano industriale. Sulla necessità di tirare fuori la documentazione, l’azienda ha risposto picche. Il rappresentante aziendale ha puntualizzato che la chiusura di una linea, la numero 2, non implica in prospettiva la serrata dell’intero stabilimento.

Ma l’idea della “monolinea” non convince alcuno, a cominciare dai sindacati che non vogliono sentir parlare di cessazioni produttive. Bolzonello, che già aveva preso posizione sul caso Burgo lunedì scorso, ha contro-argomentato che «se il problema è finanziario siamo convinti di poter mettere in piedi strategie capaci di portare a una riconversione».

L’azienda avrebbe fatto inoltre capire che la chiusura della linea 2 si rende indispensabile per assenza di alternative: il prodotto “patinatino” non riprende e non si sono concretizzate le aspettative di cessione della fabbrica. Lo stabilimento-cugino di Verzuolo, nel cuneese, avrebbe però salvato la ghirba, riducendo l’operatività della “linea 8” a 10 giornate lavorative e 4 di fermo.

Intanto il mondo politico-istituzionale triestino esprime, a vario titolo, la sua solidarietà ai lavoratori. I capigruppo in Provincia hannp sottoscritto un documento, nel quale sottolineano come il territorio abbia fatto di tutto per difendere l’insediamento industriale alle bocche del Timavo.

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