Tagli imposti dal bilancio ma i ricreatori sono salvi

L’assessore Grim: «Ho sentito anch’io queste voci ma sono senza fondamento Nonostante l’austerity i servizi non si toccano. Nessuna riduzione degli orari»
Di Fabio Dorigo

La ricreazione non è finita. I ricreatori comunali di Trieste neppure. L’ipotesi della loro chiusura a causa della “spending review” circola da tempo e da fonti autorevoli. «Non abbiamo mai, mai, mai nella nostra attuale amministrazione parlato dell’ipotesi di chiusura di nessun servizio educativo. Neppure accennato con il sindaco o con la giunta» giura Antonella Grim, assessore comunale all’Educazione. Eppure qualcuno insiste nel dire che l’amministrazione comunale ha in mente di cancellare l’antica istituzione educativa nata ancora sotto l’Austria. Nessun altra città può vantare un servizio del genere. L’ipotesi viene addirittura attribuita al precedente assessore al Bilancio, l’avvocato Maurizio Consoli, che se ne’è andato senza neppure provare a far quadrare il bilancio. I conti che non tornano per milioni (almeno 10) sono una triste realtà. «L’ho sentito anch’io, ma non è vero. Non abbiamo mai parlato di questo» assicura l’assessore. Nessun allarme per i ricreatori comunali. Allo stesso modo è falso la notizia che l’amministrazione, scartata l’ipotesi estrema della chiusura, abbia in mente per risparmiare di ridurre l’orario dei ricreatori anticipando la chiusura dalle 19.30 alle 17. «Sono cose che ho sentito anch’io. C’erano voci rispetto la precedente amministrazione. Ma non ho trovato nessun documento. Comunque, per quanto riguarda questa giunta, sono voci prive di ogni fondamento. Io e il sindaco Cosolini, anche se ci troviamo ad dovere affrontare il bilancio più difficile degli ultimi 50 anni del Comune di Trieste, non abbiamo mai pensato, mai, di chiudere servizi. Mai». L’assessore Grim non conosce il “mai dire mai”. È categorica: «Il nostro obbiettivo è quello di mantenere la qualità e la quantità dei servizi educativi che eroghiamo. Rispetto ai ricreatori non abbiamo mai pensato di chiuderli o ridurli. Un’ipotesi che cercheremo di scongiurare anche di fronte a bilancio più difficile di quello attuale. Abbiamo 16 milioni in meno di mancati trasferimenti regionali. Di questi un milione e 200mila euro riguarda l’area educazione. La strada è sicuramente in salita, ma non tagliamo niente».

Da dove nasce allora la voce della chiusura dei ricreatori? Una frase del sindaco, buttata lì in un’intervista dello scorso dicembre, non ha aiutato. Di fronte al bilancio impossibile lanciata un quesito retorico: «Ma dobbiamo poi chiudere i ricreatori, patrimonio della città? ... L’obiettivo è cercare di mantenere tutto, Non so se e quanto sarà possibile». Il dubito del sindaco, probabilmente, ha fatto strada. «I ricreatori non si toccano. Come gli asili nido. A settembre apriamo il nido di largo Niccolini» ripete come un disco rotto la Grim. Nulla di cui preoccuparsi. «Stiamo solo monitorando i servizi per migliorarli venendo incontro alle esigenze dell’utenza. Abbiamo chiuso il sabato alcuni ricreatori (l’Anna Frank di via Forlanini e lo Stuparich di viale Miramare), ma solo per ottimizzare i servizi. Visto che ci sono sempre meno risorse vanno utilizzate nel modo migliore» aggiunge l’assessore che poi, sull’onda del ragionamento, si spinge a un paradosso da non prendere alla lettera: «Per assurdo potremmo aprire i ricreatori di domenica se ci fosse una domanda adeguata». Il problema sarà il terzo comandamento e la Chiesa. Santificare le feste con la ricreazione.

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