Tamponi ai comunali, la giunta si spacca
Strano ma vero, come nella rubrica della Settimana enigmistica. Se c’è una cosa che Dipiazza ha sempre aborrito nei suoi mandati da “maire”, questi sono i conflitti inter-giuntali, soprattutto se lasciano traccia nei verbali.
Ma stavolta è accaduto proprio questo: sulla delibera intitolata “atto di indirizzo per l’esecuzione di test antigenici rapidi per la rilevazione dell’antigene Sars-CoV-2 presso le farmacie comunali del Comune di Trieste, riservati ai dipendenti del Comune di Trieste”, l’esecutivo del quarto Dipiazza si è spaccato. Favorevoli i quattro assessori di Fratelli d’Italia (Lodi, Matteoni, Avian, Di Blasio), contrari i due assessori della Lega (Tonel, Bertoli) e l’assessore presente di Forza Italia (Savino), astenuti il sindaco e un assessore dipiazzista (Grilli, peraltro co -proponente della delibera, precedente forse inedito). Assenti un forzista (Lobianco) e un dipiazzista (Rossi). Clima teso, narrano i presenti. E non è passato che un mese dall’insediamento della giunta.
I fatti. Nella parte finale della precedente consigliatura l’assessore al Personale, il forzista Michele Lobianco, si era mosso, sulla scorta di analoghe situazioni riguardanti enti pubblici e aziende, affinchè il Comune garantisse a un prezzo di costo l’effettuazione dei tamponi ai propri dipendenti utilizzando le farmacie municipali.
L’idea di Lobianco, che intanto era transitato ad altre deleghe, è stata ripresa nel nuovo mandato dal successore alle Risorse umane, ovvero l’italicofratello Stefano Avian, che ha portato la delibera all’esame della giunta, condividendone la responsabilità con il dipiazzista Carlo Grilli, il quale nella delega al Welfare ha anche le farmacie. Dal punto di vista dirigenziale, il provvedimento reca la doppia firma di Fabio Lorenzut (in quanto direttore dipartimentale di Scuola-educazione-turismo-cultura-sport) e di Mauro Silla, direttore uscente del Welfare.
La proposta prevede di riservare al personale comunale (2.273 addetti) il costo di complessivi nove euro a singola somministrazione, «valutato sostenibile in termini di costi esistenti e necessari all’approntamento delle prestazioni». I nove euro - è stato spiegato - rappresentano il costo industriale, ovvero la somma dei 2,48 euro a tampone e dei 6,5 euro destinati al personale farmacista: insomma, la civica amministrazione non ci guadagna e permette al suo dipendente di risparmiare sei euro rispetto alla tariffa normalmente praticata. Le prove sono effettuate “Al cammello” in viale XX Settembre 4 e “Al cedro” in piazza Oberdan 2. In calce al testo si specifica che «il presente provvedimento comporta riflessi diretti e/o indiretti sulla situazione finanziaria dell’ente o sul patrimonio dell’ente di cui non è possibile la quantificazione».
Il dibattito ha visto emergere posizioni differenti all’interno della maggioranza - come si può leggere dall’articolo di Lilli Goriup a fianco - e nessuna delle parti ha tirato indietro la gamba, cosicchè i “fratelliditalia” non hanno ritirato la delibera, i contrari non hanno fatto finta di niente e hanno votato “no”, Grilli si è sfilato dal voto, Dipiazza non ha ritenuto di intervenire e si è astenuto a sua volta.—
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