Tangenti Janaf, nel “pacchetto” anche i festini la luci rosse

In un’intercettazione il direttore dell’Oleodotto adriatico diceva: «Ora sono come il compagno Tito». Recuperato il cellulare che aveva gettato nella Sava
Il direttore dello Janaf Dragan Kovacevic ora in arresto
Il direttore dello Janaf Dragan Kovacevic ora in arresto

/ FIUME Imprenditori perlomeno disinvolti, politici compiacenti, appalti assegnati a chi paga di più e anche qualche donna di facili costumi, ingaggiata dai protagonisti degli scandali. Mixare il tutto e ne salterà fuori l'ennesimo affaire in salsa croata, che stavolta vede coinvolti, in primis, il direttore della compagnia statale Janaf–Oleodotto adriatico, Dragan Kovacevic, il proprietario dell'azienda Elektrocentar Petek, Krešimir Petek, i sindaci di Velika Gorica e Velika Gradiška, rispettivamente l' accadizetiano (centrodestra) Dražen Barišic e il socialdemocratico (centrosinistra), Vinko Grgic.

Nei confronti di queste persone il Tribunale regionale di Zagabria ha disposto un mese di carcerazione preventiva perché sussiste il pericolo di inquinamento di prove. Nel mirino degli investigatori dell'Uskok (una specie di Direzione croata antimafia) per un anno, Petek, Kovacevic e compagni sono sospettati di favoreggiamento nell'assegnazione illecita di appalti milionari. Manipolazioni che pongono in primo piano il citato Krešimir Petek, fattosi in quattro per riuscire ad accaparrarsi lavori e lavoretti, concedendo in cambio mazzette. Una di queste, ammontante a 1,9 milioni di kune (252 mila euro), è andata ad irrobustire il conto personale di Kovacevic, ritenuto finora manager illuminato, ma che viene sospettato di avere spalancato abusivamente le porte all'Elektrocentar Petek per due progetti, uno dei quali riguardante la modernizzazione del sistema di spegnimento e raffreddamento dei serbatoi di greggio presenti nel polo petroli di Castelmuschio (Omišalj), sull'isola di Veglia. Oltre a tangenti varie, gli inquirenti sono venuti a sapere, tramite intercettazione telefonica, che Kovacevic non disdegnava di organizzare incontri a luci rosse, facendo venire in strutture turistiche amici suoi e prostitute d'alto bordo. Gli appuntamenti venivano pagati da uno degli stretti collaboratori del direttore dell'Oleodotto adriatico, che al momento non sarebbe nella lista delle persone sospette, anche se a prestare ascolto a voci ufficiose la sua azienda sarebbe stata spudoratamente favorita dallo Janaf per alcuni appalti. Si vedrà. È saltata fuori pure una telefonata in cui lo scorso marzo a Kovacevic veniva fatti gli auguri per essere stato rieletto direttore generale dell'impresa statale che si occupa di trasporto e distruzione di greggio in Croazia, con l'oro nero che arriva al terminal quarnerino di Castelmuschio e poi viene immesso nella rete di tubature della lunghezza di 759 chilometri. «Grazie degli auguri, ora sono come il compagno Tito», aveva detto Kovacevic in un impeto di onnipotenza. Intanto però' alcuni uomini rana del ministero croato dell' Interno sono riusciti a recuperare il cellulare che Kovacevic aveva scagliato giorni fa nelle fredde acque del fiume Sava, a Zagabria, dopo aver saputo che stava per essere arrestato. Tutti i dati sono salvi. —

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