Tartaruga marina salvata da un diportista al largo e ricoverata a Terranova

Laura Blasich



Rimarrà ricoverato almeno una settimana nel Centro di recupero della fauna selvatica di Terranova (San Canzian d’Isonzo) il giovane esemplare di Caretta Caretta rinvenuto sabato pomeriggio da un diportista nella zona di Muggia, dove l’animale nuotava con l’amo di una lenza da pesca infilzato nella bocca, senza avere la possibilità di liberarsene.

Il diportista ha subito contattato la Capitaneria di Trieste e ha consegnato la tartaruga ai militari della Guardia Costiera in zona Sacchetta. Qui l’animale è stato sbarcato e accudito secondo le indicazioni del Centro di Terranova, l’unico del Friuli Venezia Giulia autorizzato a ospedalizzare la specie, protetta e quindi sottoposta a particolari regole di tutela, nelle vasche piene di acqua salmastra di cui è dotato. Il gestore del Centro, Damiano Baradel, ha attivato il veterinario Stefano Pesaro che ha preso in carico l’animale, occupandosi del trasferimento a Terranova assieme ai volontari dell’associazione DelTa (Delfini e tartarughe in Alto Adriatico) di Trieste. «L’animale, con un carapace di circa 40 centimetri di lunghezza e quindi circa 10 anni di età, aveva due ami in bocca – spiega Tommaso De Lorenzi, vicepresidente dell’associazione DelTa –. Uno gli è stato tolto forse già sull’imbarcazione, mentre sull’altro è dovuto intervenire il veterinario, che poi ha somministrato degli antibiotici all’animale, tutto sommato in buone condizioni. Per fortuna non ha inghiottito gli ami».

La Caretta Caretta dovrebbe quindi rimanere almeno una settimana nelle vasche del Centro di recupero della fauna selvatica, autorizzato dalla Regione anche per la fauna esotica. «Questa è una storia a lieto fine – afferma De Lorenzi –, grazie anche alla sensibilità del diportista, che ha chiamato subito la Capitaneria, attivando una rete di collaborazioni capace di fornire una risposta adeguata all’esigenza di salvaguardia, ancora esistente, della specie. Nelle ultime tre settimane abbiamo ricevuto la segnalazione di due tartarughe marine decedute a Grado, una a Muggia e una ai Filtri».

I pericoli per la tartarughe marine sono rappresentati dall’impatto con scafi ed eliche, bycatch (pesca non volontaria), pesca industriale (strascico, palamiti), inquinamento da plastiche. Il periodo del lockdown ha inciso poco, in realtà, perché la pesca non è mai diminuita nel golfo di Trieste, area di foraggiamento per la Caretta Caretta, che depone le uova molto più a sud. —



Riproduzione riservata © Il Piccolo