Telemedicina in Diabetologia Seguiti a distanza 230 pazienti

Il Centro diabetologico dell’ospedale di Monfalcone, punto di riferimento per circa 5 mila pazienti all’anno, sta spingendo sul pedale della telemedicina. Una novità dettata dalle “complicazioni” create dalla pandemia del nuovo coronavirus Sars-Cov-2, ma che sta consentendo di seguire in questo momento con inalterata cura e attenzione almeno 150 utenti e circa ottanta donne in gravidanza, affette da diabete gestazionale.
«A causa della pandemia abbiamo dovuto chiudere inizialmente a tutte le prestazioni chirurgiche non urgenti, limitandoci agli interventi sul piede diabetico con priorità di fascia B – spiega il direttore della Struttura semplice dipartimentale di Diabetologia, Roberto Da Ros –. Per quel che riguarda la gestione dei pazienti con diabete, la novità è appunto rappresentata dalla telemedicina, sviluppata raccogliendo gli esami dei pazienti e poi effettuando un colloquio telefonico».
Una metodologia che non ha annullato le visite in presenza, ma ha consentito di dimezzarle, garantendo la qualità della cura.
«Il monitoraggio è molto più stretto», osserva il responsabile. Ad agevolare il Centro diabetologico dell’ospedale di San Polo il fatto che molti pazienti siano già conosciuti e un discreto numero sia già in controllo telematico. Sui cinquecento pazienti con diabete di Tipo 1 seguiti a Monfalcone sono ormai una settantina quelli dotati di “pancreas artificiale”, cioè di un dispositivo che controlla in modo continuo e costante durante le ventiquattr’ore i livelli di glucosio nel tessuto sottocutaneo, iniettando poi la dose di insulina calcolata in base a un algoritmo attraverso un microinfusore sottocutaneo.
Il Centro diabetologico, però, ora è dotato anche di due nuovi strumenti per rendere sempre meno invasiva la chirurgia del piede diabetico e per la diagnosi precoce del danno neurovascolare nei pazienti. Entrambi sono il frutto di donazioni, quelle effettuate dalla famiglia di Giuliano Pascolin e di Roberta Zoff attraverso l’Associazione diabetici isontini, guidata da Marigrazia Andreos, presente in questi giorni alla consegna ufficiale delle strumentazioni al responsabile e ai medici del reparto assieme alle famiglie.
«Lo strumento per la diagnosi precoce non era nella nostra dotazione – ha spiegato durante la consegna il dottor Da Ros –, perché considerato non essenziale. Ci sarà però davvero utile per la valutazione del rischio neurovascolare che inizieremo non appena termineranno le limitazioni imposte dal coronavirus, con uno spazio e un collega dedicati».
Lo strumento chirurgico permetterà invece di essere sempre meno invasivi e demolitivi nella chirurgia del piede «con terapie chirurgiche che ora sono appannaggio di pochi».
Nel corso del 2018 gli interventi effettuati al San Polo per risolvere lesioni o correggere deformità che pongono il paziente ad alto rischio di ulcera sono stati attorno ai 400, di cui il 60% su pazienti di fuori zona, anche dal Veneto.
«All’inizio non volevamo un momento ufficiale, ma poi abbiamo pensato che era giusto, in un momento così difficile, mostrare il tanto che riceviamo – ha detto il figlio di Giuliano Pascolin, Alfredo –. La nostra è una piccola restituzione, per onorare mio padre e ringraziare chi ha dato tanto».
«Siamo in debito soprattutto sotto il profilo umano», ha aggiunto Moreno Sfiligoi, marito di Roberta Zoff, investita alla fine del mese di giugno del 2018 mentre in sella alla sua bicicletta percorreva la strada regionale 56 tra i comuni di Capriva e Cormons e poi deceduta in seguito ai gravissimi traumi subiti. Roberta era paziente del Centro diabetologico e la famiglia ha quindi chiesto dopo la sua scomparsa di fare qualcosa di utile per ricordarla.—
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