«Terrapieno di Barcola: sognavo un nuovo lido Non altre residenze»

Il commiato del soprintendente ai Beni architettonici Luca Rinaldi che va a Torino: «E quel ponte sul canale...»
Di Gabriella Ziani
Lasorte Trieste 28/08/2006 - Sovrintendenza - Rinaldi
Lasorte Trieste 28/08/2006 - Sovrintendenza - Rinaldi

Lascia Trieste dopo due anni e mezzo da soprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia. Luca Rinaldi (trasferito col 1.o marzo a Torino, ma ancora alle prese con questioni triestine) anche in questo breve tempo ha fronteggiato molti problemi del territorio. Mai condiscendente, benché non contento di una sede economicamente di livello B (infatti ha fatto causa al ministero e l’ha vinta). Questo è il suo bilancio.

Architetto, Trieste e il Fvg di serie B: le par bene?

La Regione è piccola e il patrimonio culturale non certo paragonabile a quello delle regioni vicine. Anche per questo fino a 10 anni fa c’è stata una Soprintendenza unica. E tutto funzionava benissimo, con perfetta concordia tra architetti, archeologi e storici dell’arte. Oggi il personale e i fondi sono diminuiti e gli uffici sono diventati quattro... Comunque col decreto “SalvaItalia” di Monti il ministero dei Beni culturali è stato esonerato dal taglio delle sedi dirigenziali.

La sua idea di Trieste?

La città è ben amministrata e il suo patrimonio sufficientemente tutelato. Io mi sono occupato con interesse di paesaggio, perché la bellezza di questa città sta molto nel rapporto ancora integro tra città, Costiera e altopiano carsico. È evidente per questo che il nuovo Piano regolatore va licenziato in fretta, e deve eliminare le pesanti cubature inserite nelle varianti precedenti. Dev’essere un piano a consumo di suolo “zero”. Nel frattempo abbiamo cercato di limitare gli interventi più devastanti, soprattutto lungo la Costiera.

Porto vecchio e ponte sul Canale: che consegne lascia?

Le scelte erano già state prese prima che arrivassi. Il vincolo su Porto Vecchio, tanto lodato, è in realtà assai debole, considerata l’importanza del complesso. Sulla passerella ho detto come la pensavo, sono contrario, e ho visto con piacere che tutti i grandi personaggi dell’architettura, nazionale e internazionale, intervistati dal giornale, la pensano come me.

Però la passerella si farà. Lei non ha voluto trasformare un’opinione in azione?

Abbiamo valutato con l’Avvocatura dello Stato una possibile sospensione dei lavori, ma pesava l’approvazione che era stata data dal precedente direttore regionale, Roberto Di Paola. Si consideri poi che il Comune, al di là di distinguo tattici, mi pare favorevole, in continuità con la precedente amministrazione. Di questa realizzazione si parlerà, comunque, a livello nazionale.

E di Porto vecchio no?

Molti dicono che, visti i tempi, non si farà nulla per molto tempo. È anche la mia impressione, ma spero di sbagliarmi. Porto vecchio è una grandissima occasione per una città in cerca di rilancio economico ma anche sempre più oggetto di attenzione da parte dei flussi turistici. Per questo sognavo che il terrapieno di Barcola, una volta risanato, diventasse il Lido dei triestini e dei turisti, e non, come nelle previsioni, l’ennesimo quartiere residenziale... Il ministero comunque ci crede. Ho portato l’anno scorso il caso di Trieste in convegni a Mosca e Amburgo, quest’ultimo promosso da Antonella Caroli. Abbiamo chiesto un primo finanziamento per il restauro dell’Ursus. Qualcosa si muove.

Altre idee sul Canale?

Sì, mi pare che il Comune ci scommette in modo intelligente. A parte la passerella, stiamo discutendo in armonia, e vi saranno presto sorprese, proposte coraggiose, condivise... È partito anche il tavolo congiunto sui “dehors”. È positivo, rispetto ai tanti casi in cui si è proceduto in solitudine, per poi ritrovarsi con dinieghi del nostro ufficio. Il nodo, qui, è la richiesta che in alcune zone i “dehors” non siano aperti e temporanei, ma definitivi. Io sono di principio contrario, ma comunque vedremo...

Palazzo Carciotti ferito dalla bora. Conviene sull’idea di farne sede di musei e della Pinacoteca nazionale?

Noi abbiamo fatto la nostra parte ultimando il restauro della facciata. Non so che cosa verrà all’interno, e non dipende da me. Diciamo che da cittadino non farei certo un viaggio a Trieste per vedere la Pinacoteca nazionale, anche con i quadri dell’Istria, oggi esposti in una specie di sottoscala al Sartorio. Alle Scuderie di Miramare comunque è già bell’e pronta una sede adeguata.

Che cosa ha pensato quando il centrodestra l’attaccò con l’accusa di bloccare la città?

Be’, era tempo di elezioni, e una certa dose di demagogia si deve mettere in conto, compreso il vecchio sciocco ritornello delle Soprintendenze che non lasciano fare nulla. Sul nostro operato c’è sempre stata piena trasparenza, forse fin troppa. Continuo comunque a credere che per gli enti locali il nostro ufficio sia un risorsa, non un impiccio, e vorrei umilmente far notare che i nostri dirigenti attualmente in servizio a Trieste sono studiosi conosciuti e apprezzati in ambito nazionale.

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