«Terrore nel vederli salire in sella»

Ci sono dei carrelli davanti l’ingresso del supermarket Caddy’s di via Paisiello nella zona di Poggi Paese. Carrelli della spesa a ostruire l’ingresso e su questi un semplice foglio di carta con scritto a penna una frase tipica, ma che allo stesso tempo non ha smesso di mettere paura: “Chiuso per rapina”. Le persone, soprattutto signore di mezza età si avvicinano al negozio percorrendo la via sormontata da architetture grigie in cemento armato.
In questo market frequentato soprattutto da signore in cerca di detersivi e prodotti per il corpo, è appena avvenuta l’ennesima rapina. Le espressioni di sgomento sui loro volti si assomigliano tutte, mentre portano le mani alla bocca guardandosi intorno, come a volersi assicurare che non ci siano pericoli ancora in corso. Che ci sia sicurezza. Poco distante due pattuglie della Polizia di Stato e guardando bene all’interno della porta a vetri, si possono intravedere le divise di alcuni agenti che parlano con le commesse in lacrime. «No se pol più, cosa xe diventà Trieste? Una volta non era così, si viveva bene. Ora abbiamo anche paura di uscire di casa per venire a fare la spesa», dice una signora mentre si allontana con la sua borsa per gli acquisti vuota. Poco distante una mamma con due bimbe: «Ho visto quando sono saltati sullo scooter e sono ancora terrorizzata. Anche le mie figlie hanno assistito alla scena, sono piccole e non so come farò a spiegar loro che non è questa la normalità», dice trattenendo a stento le lacrime. La successione di persone verso l’ingresso del negozio è incessante, espressioni prima incuriosite, poi di sgomento alla lettura del foglio di carta sui carrelli. Infine, anche di rabbia.
Terminate le procedure con gli agenti della Polizia, i commessi hanno ripreso subito a lavorare. Malgrado la pesantezza della terribile esperienza vissuta. «Non rilasciamo dichiarazioni, ci spiace. Siamo ancora scossi da quanto successo», dicono con la loro dignità laboriosa, sentiti appena dopo l’apertura, circa un’ora e mezza dopo l’avvenuta rapina. «Non è la prima volta che subiscono rapine, anzi sono davvero tante, troppe. Come si può fare a vivere e a lavorare in queste condizioni? Poveri ragazzi, hanno tutta la mia solidarietà e vicinanza», dice un altro cliente appena uscito fuori dal negozio dopo aver fatto la spesa in seguito alla riapertura, prima di avviarsi verso casa. A qualche chilometro di distanza, lungo via del Molino a Vento, il palcoscenico di una nuova scena, ma non si tratta di un set cinematografico purtroppo: è il luogo del ritrovamento dello scooter rubato, abbandonato dai rapinatori. Nuovo teatro del risentimento di persone che hanno avuto modo di assistere alla fuga dei malviventi. «Non so, è stato un attimo. Sembrava un film, sono scesi dal motorino come fulmini e si sono tolti i caschi e nemmeno ho fatto in tempo a vederli in faccia che già erano schizzati via», mormora uno dei tanti presenti. Una signora assistendo alla scena si è quasi sentita male e raggiunto un negozio nel vicino Largo Pestalozzi vi si è rifugiata cercando di scappare dalla paura che l’aveva assalita. «Forse ha avuto un attacco di panico, non so. Ma quando è entrata qui da me era bianca come un cadavere e l’ho fatta sedere tranquilla per cercare di farla riprendere», dice la negoziante.
Sconcerto generale anche se tra tutte queste persone, forse l’unico ad avere qualche ragione per tornare a casa contento è un giovane di circa vent’anni, il proprietario dello scooter rubato. Sguardo teso quello del ragazzo accanto al suo motorino, lasciato acceso dai malviventi e tenuto in moto dalla polizia fino all’arrivo della Scientifica. Poche parole mormorate tra i denti, sino al sorriso quando, dopo essere stato ascoltato dagli agenti di Polizia, è potuto salire in sella andando via. (e.f.)
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