Gli indipendentisti chiamano Gorizia: «Separiamo Trieste e il Friuli»

Gli esponenti del movimento puntano alle 5 mila adesioni per proporre una legge regionale: nella strana alleanza dei seguaci del Tlt spunta l’ex deputato isontino Pettarin

Lorenzo Degrassi
La conferenza al Caffè San Marco (foto Andrea Lasorte)
La conferenza al Caffè San Marco (foto Andrea Lasorte)

C’è chi sogna il ritorno del Territorio Libero di Trieste, chi guarda al modello del Trentino-Alto Adige e chi vorrebbe semplicemente riportare il dibattito nelle mani dei cittadini. A mettere tutti questi attori attorno allo stesso tavolo è la proposta di legge regionale di iniziativa popolare del Comitato promotore per la costituzione di due realtà politico-amministrative denominate “Trieste” e “Friuli”.

L’incontro in città, al caffè San Marco: a fare gli onori di casa Giorgio Marchesich, sostenitore della causa indipendentista triestina e oggi consigliere comunale di San Dorligo della Valle per la Federazione del Tlt. «È da una vita che puntiamo al Territorio Libero di Trieste contro lo Stato centralista romano», afferma, spiegando come la nascita del comitato rappresenti un ulteriore passo verso la separazione amministrativa fra Trieste e il Friuli.

Marchesich ricorda come già negli anni Sessanta vi fossero posizioni critiche rispetto alla nascita della Regione e ha definito le nuove province recentemente istituite quali «niente più che poltronificio». Il messaggio finale è un invito ai cittadini a sottoscrivere la proposta: «Trieste ai giuliani e Friuli ai friulani».

Più tecnico l’intervento dell’avvocato Luca Campanotto, che ha descritto il Friuli Venezia Giulia come una realtà caratterizzata da una storica dualità tra Udine e Trieste. «Sono due mondi diversi che poco o nulla hanno in comune – sostiene – in quanto figli di un matrimonio forzato, nato da esigenze storiche ormai superate».

Il riferimento è andato quindi al modello di Trento e Bolzano, considerate entità amministrative autonome all’interno della stessa Regione. Campanotto inoltre illustra il percorso previsto dalla proposta di legge: il raggiungimento delle 5 mila firme necessarie consentirebbe di avviare un iter che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe condurre a una consultazione popolare obbligatoria.

Se Marchesich e Campanotto difendono apertamente il progetto, l’intervento dell’avvocato ed ex parlamentare di Forza Italia, Guido Germano Pettarin, introduce qualche sfumatura in più. «Dal punto di vista politico non c’è nulla che mi lega a Marchesich e a Zotti (consigliere comunale a Gorizia, ndr)», precisa subito. Pettarin spiega di aver aderito al comitato non per affinità ideologica, ma per interesse verso il contenuto della proposta.

Pur esprimendo dubbi sul percorso individuato, sostiene la necessità di ripensare l’assetto istituzionale regionale, immaginando un modello ispirato anche secondo lui alle autonomie di Trento e Bolzano. Tra le idee lanciate anche quella di individuare in Aquileia il capoluogo del futuro Friuli, valorizzandone il ruolo storico.

A chiudere gli interventi Zotti che rivolge un appello alla cittadinanza affinché partecipi alla raccolta firme. «La Regione rischia di essere governata da pochi decisori lontani dalle esigenze del territorio – sostiene – mentre con 5.000 firme si può fermare l’ingranaggio e restituire la parola ai cittadini».

 

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