TOGHE SENZA STATO
I fatti, la cosiddetta verità che essi contengono, sono spesso elusivi ed è difficile venirne a capo. Le persone implicate invece, a guardarle da vicino o anche filtrate dal racconto che ne fanno i mezzi di comunicazione, lasciano trasparire un sapore, un timbro che raccontano cosa c'è di autentico nel loro agire. Mi è capitato di incontrare Paolo Borsellino a Trapani, credo alla fine degli anni Ottanta: illustravo dei banali dati che avevamo raccolto all'interno di un campione di giovani siciliani e lui era al centro della tavola rotonda.
Passava per uomo idealmente e politicamente vicino alla destra: ricordo solo che quanto lasciò trasparire con un parlare breve e privo di retorica, rinviava alla centralità dell'autorità dello Stato e delle istituzioni. Qualche anno dopo sarebbe venuto Antonio di Pietro, un uomo semplice, sagace, certamente meritorio nei confronti di ciò che venne definita Tangentopoli, ma al tempo stesso il principale veicolo di una commistione fra media e magistratura, fra protagonismo e ricerca della verità che negli anni seguenti fino a oggi ha conosciuto una progressiva accelerazione a tutto danno della magistratura stessa, delle istituzioni e temo, molto spesso, della verità.
Ora siamo arrivati alla signora Clementina Forleo che avverte la pubblica opinione italiana, di esser ”minacciata dalle istituzioni” e che, curiosamente, chiede di rinunciare alla scorta. È abbastanza paradossale: Borsellino e Falcone che di mafia e di pezzi di istituzioni deviate morirono, non si sognarono mai di rinunciare alla scorta. Per loro evidentemente contavano lo Stato e la funzione di servizio che per esso svolgevano. Abbiamo la sensazione che per la signora Forleo, più che la ”verità”, il ”servizio”, le ”istituzioni”, conti la luce della ribalta, ahimè senza neppure avere la forza per reggerla. Le lacrime sono troppo copiose. Borsellino era un uomo asciutto.
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